Note 362 — DISCORSO XV. LUTERO, LE INDULGENZE, LA BIBBIA.
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De servo arbitrio. Invano gli si nega un insegnamento così repugnante all'intimo senso morale e alla sana ragione. Nelle sue opere dell'edizione di Wittenberg, 1572, tom. VII, fol. 18, si legge: «Un'opera buona, compita il meglio possibile, è un peccato quotidiano davanti la misericordia di Dio, e un peccato mortale davanti la sua stretta giustizia». Nella Cattività di Babilonia: «Ve' quanto un cristiano è ricco! non può perdere la sua salute neppure volendolo. Commetta peccati gravi quanto vuole, finchè non è scredente nessun peccato può dannarlo. Finchè la fede sussiste, gli altri peccati sono cancellati in un istante dalla fede». E nella Libertà Cristiana: «Di qui si vede come il Cristiano è libero in tutto e sovra tutto; giacchè per esser giustificato non ha mestieri di veruna specie di opere, e la fede gli dà tutto a sovrabbondanza. Se alcuno fosse tanto stolto da credere ch'e' può giustificarsi e salvarsi mediante le opere buone, perderebbe subito la fede con tutti i beni che l'accompagnano». Quando nel 1541 a Ratisbona Melantone cercò accordarsi coi Cattolici, dicendo che per la fede che giustifica doveva intendersi una fede operante per la carità, Lutero dichiarò ch'era un misero ripiego, una toppa nuova s'un abito vecchio, che lo straccia di più.