Note 341 — DISCORSO XIV. I TEDESCHI A ROMA. ERASMO.
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Dialogus cujuspiam eruditissimi festivus sane ac elegans, quomodo Julius II pontifex maximus post mortem cœli fores pulsando, ab janitore illo D. Petro intromitti nequierit. Tutti però ne lo credettero autore, sebbene altri lo attribuissero a Fausto Anderlino, e meglio a Hutten. È certo una delle più argute satire. Giulio II s'infuria perchè san Pietro non vuole introdurlo, ed enumera meriti, che tali non sono agli occhi del santo, il quale gli chiede la ragione delle sue guerre contro Bologna, contro Ferrara, contro i Veneziani, che aveano usurpato una parte del patrimonio di san Pietro. Questa denominazione fa non poca meraviglia all'apostolo, che ogni ben suo avea lasciato per seguire Cristo. E si meraviglia ancora che la Chiesa adunata in concilio non abbia deposto un tal papa. Giulio risponde, non poterlo essa nè per omicidio, nè per fornicazione, nè per bestemmie, nè per simonie; e soggiunge: