Note 300 — DISCORSO XIII. LEONE X. MAGNIFICENZA PROFANA DEL PAPATO.
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Fu tratta ultimamente dagli archivj di Modena una lettera del segretario ducale Paulucci, che agli 8 marzo 1519 da Roma scriveva al duca di Ferrara, descrivendogli una comedia datasi giorni prima alla Corte papale. Leon X stava egli stesso alla porta, colla sua benedizione indicando quei che poteano entrare. Dappoi si collocò sopra un'alta sedia fra un anfiteatro di spettatori, e si recitarono i Suppositi dell'Ariosto. I Francesi ne restarono scandolezzati: il nunzio Spinola «si dolea che alla presenza di tanta maestà si recitassero parole che non fossero oneste»: ma il papa guardava col suo occhialetto, e molto rideva. Vi furono concerti, moresche, cena: caccia di tori, ove tre uomini rimasero morti e quattro feriti. Un frate espose un'altra comedia, ma essendo spiaciuta, il papa fece balzar quel frate sopra una coltre, e dar un gran colpo sul tavolato della scena; poi gli fece tagliar i sostegni de' calzoni e calarli fin a' calcagni, e così montar a cavallo, dove fu battuto in modo, che dovette star molto a letto. Questa «moresca fece assai ben ridere il papa». Vedi Atti e memorie della Deputazione di storia patria per le provincie Modenesi e Parmensi. Vol. I, p. 128.