Note 46 — PARTE SECONDA IL BANDITO DI FLORINAS (continued 3)
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La narrazione di Tolu, a proposito dei barracelli non deve sorprendere il lettore, poichè è un fatto che si verifica con molta frequenza. Certi latitanti (parrà strano!) erano, e sono tuttora ritenuti come una garanzia per le compagnie barracellari.
E fu così in ogni tempo. Il 6 dicembre 1730 (per citare un esempio) il Vicerè scriveva al Governatore di Sassari, autorizzandolo alla nomina di Francesco Farru a capitano della Compagnia, colla condizione imposta, di accettare i barracelli scelti da costui. Il Vicerè notava solo, che essendovi fra essi alcuni reos de delictos, non era bene accoglierli in un Corpo incaricato dell’estirpazione dei malandrini. — Eppure si doveva chiudere un occhio, e accettare i ladri per scongiurare i furti!
Della compagnie barracellarie si hanno nozioni fin dal tempo dei Giudici (nei secoli XII e XIII). Esse vennero stabilite in ciascun villaggio coll’obbligo di ricompensare, mediante retribuzione, qualunque danno sopportato nelle proprietà. Fu questa una delle ottime istituzioni sarde, conservate fino ad oggi, con qualche modificazione. Dopo il 1848 divennero volontarie, ed oggi sono rette dalla legge 22 maggio 1853.