Note 91 — Capitolo Ottavo. DA MARSALA AL FARO. [1860.] (continued 2)
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«Al bello e gentil sesso di Palermo.
»Colla coscienza di far bene, io propongo cosa gradita certamente ad anime generose come voi siete, o donne di Palermo!... A voi che io conobbi nell’ora del pericolo!... belle di sdegno e di patriottismo sublime!... disprezzando nel furore della pugna le immani mercenarie soldatesche, ed animando i coraggiosi figli di tutte le terre italiane, stretti al patto di liberazione o di morte!
»Fidente a voi mi presento, vezzose Palermitane!... e per confessarvi un atto mio di debolezza, io vecchio soldato dei Due Mondi, piansi.... commosso nell’anima!... e piansi.... non alla vista delle miserie e del soqquadro a cui fu condannata questa nobile città!... non al cospetto delle macerie del bombardamento e dei mutilati cadaveri; ma alla vista dei lattanti e degli orfani dannati a morir di fame!... Nell’Ospizio degli orfani novanta su cento lattanti periscono mancanti d’alimento! Una balia nutre quattro di quelle creature fatte ad immagine di Dio!... io lascio pensare il resto all’anima vostra gentile, già addolorata dalla nuova desolante.
»Nei molti congedi della mia vita, il più sensibile sarà certamente quello in cui mi dividerò da voi, popolazione carissima!... Io sarò mesto in quel giorno!... ma spero la mia mestizia raddolcita da voi, nobile parte di questo popolo, colla speranza, col convincimento, che le derelitte innocenti creature, cui più la sventura che la colpa ha gettato un marchio d’infamia!... ripulse lungi dal seno della società umana!... dannate ad una vita di vituperio e di miserie.... quelle infelici, dico, restino affidate alla cura preziosa di queste care donne, a cui mi vincola, per la vita, un sentimento irremovibile d’amore e di gratitudine!
»G. Garibaldi.»