← Table of contents
Garibaldi, Vol. 2 (of 2)

Note 116 — Capitolo Nono. DAL FARO AL VOLTURNO. [1860.]

Reading edition

Consentiamo collo Zini (Storia cit., pag. 702) che «l’arditezza del conte di Cavour venne a contraccolpo della prima arditezza di Garibaldi; onde questi, non quegli, fu il vero motore dell’impresa;» ma non per questo possiamo tenerci dall’ammirarle entrambe. Se anzi una censura può muoversi al conte di Cavour è di troppa temerità. Nel giorno infatti in cui egli spingeva metà dell’esercito sardo al di là della Cattolica, egli non era sicuro che l’Austria, che ingrossava nel quadrilatero, non l’avrebbe assalito. Tanto vero che scriveva a Persano: «Tenga la squadra pronta a partire per l’Adriatico. Faccia una leva forzata di marinai in codeste parti.... Dica al generale Garibaldi, da parte mia, che, se noi siamo assaliti, l’invito in nome d’Italia ad imbarcarsi tosto con due delle sue divisioni per venire a combattere sul Mincio, ec.» (Istruzioni Cavour a Persano, Torino, 22 ottobre 1860.)

Solo alcuni giorni dopo, essendo stato assicurato da Napoleone che l’Austria non l’avrebbe attaccato, o che altrimenti egli, almeno rispetto alla Lombardia, l’avrebbe impedito, il conte di Cavour respirò. Quando poi, nel convegno di Varsavia, la Prussia e la Russia accettarono il principio del non intervento, energicamente difeso dalla Francia e dall’Inghilterra, ogni pericolo svanì, e Cavour potè correre franco fino alla fine. Ma aveva giuocato un terribile giuoco. Per salvare l’Italia dal mostro della rivoluzione aveva rischiato di farla sbranare nuovamente dall’aquila austriaca. Ma poichè l’Austria in fin de’ conti non si mosse, e Cavour vinse la partita, non gli può essere negato l’applauso che ha sempre salutato il successo.

Explore with AITake your curiosity a little further.

Reading settings