Note 155 — Capitolo Nono. DAL FARO AL VOLTURNO. [1860.] (continued 2)
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Il 15 ottobre Garibaldi scriveva e mandava da Sant’Angelo quest’altro Manifesto:
«Per adempiere ad un voto indisputabilmente caro alla Nazione intera determino:
»Che le Due Sicilie — che al sangue italiano devono il loro riscatto, e che mi elessero liberamente a Dittatore — fanno parte integrante dell’Italia una ed indivisibile — con suo re costituzionale Vittorio Emanuele ed i suoi discendenti.
»Io deporrò nelle mani del Re — al suo arrivo — la Dittatura conferitami dalla nazione.
»I Prodittatori sono incaricati dell’esecuzione del presente decreto.
»Sant’Angelo, 15 ottobre 1860.
»G. Garibaldi.»
Che voleva egli dire? I Ministri ne furono allarmati e credettero scorgervi una nuova voltata del Generale, una seconda disdetta del plebiscito. Non tardarono però a ravvedersi. Garibaldi non aveva voluto con quelle parole che ripetere il suo programma: unire a quello del popolo napoletano e siculo il suo voto, e dichiarare che deponeva senza rancore e senza astio il potere.