Note 415 — Capitolo Decimoquarto. EPILOGO.
Reading edition
Vedi il Governo del Monaco, pag. 242, e il suo Memorandum alle potenze d’Europa, scritto dal Monte Tifata, poche ore dopo la battaglia del 1º ottobre 1860.
Circa alle sue idee sulla Lingua mondiale, curioso il leggere questo brano trovato fra le sue memorie manoscritte e ancora inedite:
«Il modo dunque più indicato ad un’Unità mondiale — e che più coadiuverebbe all’Unità religiosa vera — Dio! — sarebbe una lingua universale.
»Non è questa idea mia — ma vecchia e ne lascio l’esame cronologico a chi vuol incaricarsene.
»Vado alla sostanza.
»Voler imporre una lingua qualunque delle esistenti per lingua universale credo sarebbe questione alquanto simile a quella dei preti, e l’abbandono. — Proviamo un altro espediente.
»Per esempio — vari complessi di lingue per formare un tutto — col tempo.
»Il francese sarebbe uno dei complessi — esso ha agglomerato un gran numero di dialetti delle diverse sue provincie ed ha una rispettabile estensione al di fuori.
»L’anglo-germano — od anglo-sassone immensamente propagato.
»Per le lingue orientali lascio a’ più scienziati la cura d’occuparsene — se così loro piace.
»Tu puoi occuparti del complesso — Iberitalo — formato di tre lingue: portoghese, spagnuola ed italiana, di cui conosci qualche cosa e consultare perciò tutti quegli umanitarii di quei tre paesi e delle colonie dell’America portoghese e spagnuola, che volessero essere tanto buoni da cooperarvi. — Le tre lingue hanno molte voci comuni — si può cercarle e riunirle in un principio di Dizionario, ove gettar la base d’una lingua nuova, che potrebbe frattanto essere imparata dalla gioventù dei tre paesi.
»Io non mi nascondo l’arduità dell’impresa — ma la sua importanza sembrami meritare l’attenzione degli uomini cui il progresso umano non è una chimera.
»Certo vi vorranno secoli per raggiungere il nobile scopo — ma è pur vero che se i Caldei non avessero principiato, gettando uno sguardo nello spazio — ad investigare i moti e le leggi stupende che regolano gli eterni luminari — gli odierni astronomi — non sarebbero forse così inoltrati nelle vie dell’Infinito.»