Note 413 — Capitolo Decimoquarto. EPILOGO.
Reading edition
Clelia, ovvero Il Governo del Monaco (Roma nel secolo XIX), romanzo storico-politico di Giuseppe Garibaldi. Milano, 1870, pag. 210-211:
«Quanto a lui crede che Repubblica sia: il governo della gente onesta — e lo prova; accennando alla caduta delle repubbliche — quando i cittadini sprofondandosi nel vizio hanno cessato di esser virtuosi. — Non crede però alla durata del governo repubblicano composto di cinquecento individui.
»Egli è d’avviso che la libertà d’un popolo consista nella facoltà di eleggersi il proprio governo — e questo governo, secondo lui, dev’essere dittatoriale — cioè d’un uomo solo. — A questa Istituzione dovette la propria grandezza il più grande dei popoli della terra.
»Sventura però a chi in luogo di un Cincinnato elegge un Cesare!
»Vuole poi limitata a tempo determinato la Dittatura — e solo in un caso straordinario, come quello di Lincoln nell’ultima guerra degli Stati Uniti — consentirebbe la proroga, in nessun caso accorderebbe — ereditario il potere.
»Egli però non è esclusivo: pensa che il sistema del governo veramente voluto dalla maggioranza della Nazione — qualunque esso sia — equivalga alla Repubblica — com’avviene per esempio del governo inglese.»