Note 326 — Capitolo Decimoprimo. DA LONDRA A BEZZECCA. [1863-66.] (continued 2)
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Fu detto che Garibaldi poteva trarre maggior partito dalla Valcamonica sia tentando per quella via l’attacco principale, sia facendone appoggiare più efficacemente dai corpi mandati a campeggiarvi l’irruzione delle Giudicarie. Noi opiniamo diversamente.
La via del Tonale, oltre che la più aspra e la più lunga, espone l’assalitore che non possegga gli sbocchi laterali superiori ad essere ad ogni passo circuito e stroncato dalla sua base. Circa poi all’idea di trarre dalla Valcamonica un appoggio più efficace alle operazioni delle Giudicarie, essa era certamente buona, ma non poteva essere praticata che a condizione che l’invasore fosse già padrone della chiave delle Giudicarie o almeno vi tenesse un piede tale da potervi con sicurezza attendere i soccorsi e combinare le sue mosse colle colonne laterali che dovevan cooperar con lui. Ed a questo sappiamo che Garibaldi pensò inviando l’ordine al colonnello Cadolini fino dal 14 luglio, fino dunque dall’ingresso vero in Tirolo, di marciare col suo reggimento per la valle di Roucon alle spalle di Lardaro. Che se il Cadolini non riescì alla meta che assai tardi, fu perchè nel frattempo Garibaldi si era rivolto alla Val di Ledro ed aveva posto in seconda linea l’investimento di Lardaro e la conquista delle Giudicarie.
Tutt’al più può essere rimproverato a Garibaldi di non aver inviato in Valcamonica una forza maggiore, che fosse in grado così di scuotere i difensori del Tonale con abili assalti, come di tener desta e legata l’attenzione del generale Kuhn per la sua estrema destra. Ma Garibaldi può ancora rispondere: «E quando l’aveva io questa forza maggiore disponibile?» Fino al 1º luglio dei suoi dieci reggimenti egli non aveva in mano che la metà; mandò dunque quel che poteva.