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Fra Tommaso Campanella, Vol. 2

Note 269 — CAP. V. (continued 4)

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Anche ne' Diurnali di Scipione Guerra, ms. della Biblioteca Nazionale di Napoli (X, B, 11) si trova un Sonetto apparso al tempo della morte del Lemos, che canzona la sua intemperanza e comincia così:

«Giungi roba al pignato Satanasso vien teco a cena l'alma di un ghiottone che andò mangiando per ogni pontone con scusa di portar la moglie a spasso» etc.

Nel Carteggio poi del Residente Veneto, una volta in data del 7 7bre 1599, a proposito delle doglianze affisse pe' cantoni circa la carestia, si biasima «la smoderata presunzione et superbia del popolo»; un'altra volta in data del 19 8bre 1601, a proposito delle accuse che si facevano al Lemos estinto, trovasi un'osservazione molto amara, ma che è bene conoscere, perchè rimossa l'esagerazione potrebbe anche offrire qualche cosa da apprendere, ed essa è, che i napoletani «per natura danno sempre per fatto da altri quello che fariano essi se havessero la potestà»!

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