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Falco della rupe; O, La guerra di Musso

Note (ritorno) — FALCO DELLA RUPE (continued 5)

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Orsola e Rina dopo avere camminato assai per il sentiero che rimonta la valle, e che l'obbliqua posizione, i seni del monte e i rami delle grosse piante che il fiancheggiavano avevano riparato in parte dalla neve, rendendo così meno disastroso il trascorrerlo nel buio della notte a chi com'esse l'aveva tante volte praticato, giunsero finalmente nel bosco di Zelbio, ove internandosi alcun tratto ritrovarono la Cappelletta dell'Eremita, e v'entrarono. Era questa una picciola rotonda aperta sul davanti, guasta allora e spoglia d'ogni arredo, ma dove altre volte si vedeva un altare con varie immagini sculte in legno, custodite e mantenute in venerazione da un Eremita che s'era costrutto in quel bosco una cella. La moglie e la figlia di Falco si assisero colà l'una presso all'altra, cercando col rinserrarsi i panni che avevano indosso di difendersi alla meglio dal rigore del freddo notturno. Oltre lo sgomento che durava nel loro spirito pel funesto avvenimento che le aveva costrette a fuggire fra le tenebre in quella dirupata valle, quando cessarono dal camminare e si videro solinghe sotto quella ristretta volta dentro un antico disabitato bosco, furono assalite altresì da un terrore che aveva più antica origine nei loro cuori. In fondo di quella valle trovansi le vaste e profonde grotte del monte del Tivano, che le popolari tradizioni fecero sempre albergo e convegno di enti spaventosi e malefici 19: quivi, secondo l'opinione di que' montanari, recavansi in tregenda dai luoghi più lontani maghe e stregoni, che uniti ai demonii che sbucavano dalla terra, dopo lunghe infernali tresche formavano gli incantesimi, e preparavano filtri e simboli fatali. Le due donne, allorchè concentrate in se stesse cominciarono poco a poco a riflettere che si trovavano in prossimità di quel tremendo luogo, provarono in tutta la forza il sentimento della paura, che è tanto più potente quanto più è indefinito e misterioso il soggetto che lo cagiona. Quell'oscurità, quel silenzio, il fantastico aspetto che prendevano ai loro occhi i neri tronchi delle piante che sorgevano presso il limitare dell'edifizio ove s'erano ricoverate, tutto insomma aumentava in esse l'angustia del cuore e la tema. S'abbracciarono strette l'una l'altra, e "Ohimè, incaute! esclamò Orsola con voce smarrita, perché mai siamo noi venute così presso alla montagna del Tivano? perché non abbiamo scelta un'altra strada meno pericolosa? chi sa cosa avverrà di noi in questo luogo!" Rina, a cui la tenerezza manteneva la mente in uno stato di continua esaltazione, e s'aveva quindi l'immaginazione ardente, e suscettiva di più profonde impressioni, senti a questi accenti della madre frizzarsi una punta al petto, onde serrandosi a lei più strettamente, e nascondendole il volto in seno: "Madre mia, proferì tremando, fuggiamo, retrocediamo, usciamo da questo bosco prima che si avveggano di noi! guai se si accorgano che stiamo qui sole, potrebbero prepararci le più gravi sventure!"

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