Note 6 — CAPO TERZO. DI UN REGNO D’ITALIA AUSTRIACO
Reading edition
Alcuni moti, alcune voci sorte da pochi mesi che scrissi ciò paiono ad alcuni dar maggior importanza ai sogni neo-ghibellini. Io, deplorando tali novità, non so dare loro tale importanza; epperciò non muto nè allargo ciò che mi venne detto dapprima.
Nota della prima edizione.
A malgrado quanto precede contro alla resurrezione delle due parti neo-ghibellina e neo-guelfa, uno scrittore della Revue des deux mondes, 15 mai 1844, pagine 678, 679, mi fa esclamare a proposito di una confederazione italiana che comprendesse il principe straniero: «Ce serait renouveler le saint Empire en Italie; ce serait de la folie. S’il y a des neo-gibelins, je serai néo-guelfe»; tutto ciò, sic, virgolato, quasi fossero parole mie riferite testualmente. Eppure, io ricercai invano nel testo mio; e concedendo che la prima frase è implicata in altre mie (principalmente CAPO VI, § 3), io nego aver detto mai, voler esser neo-guelfo in niun caso. Anzi quant’è sopra esprime disapprovazione, respinta, disprezzo delle due parti, o piuttosto dei due nomi vani di neo-ghibellini e neo-guelfi; anche di questi, per li quali dico che combatterei come meno cattivi e se facesser parte; ma i quali dunque io dichiaro cattive e non facenti parte. Quindi se quello scrittore degni attendere un po’ seriamente al libro mio, o almeno a un capitolo, o almeno alle frasi da cui egli trae la sua citazione virgolata, ei troverà naturale ch’io respinga la ridicola qualità di le plus noble et le plus chevaleresque des Guelfes; — come poi la supposizione ch’io abbia scritto au point de vue di qualsiasi corte. Io avrei creduto che la dedica e la prefazione, nelle quali narrai l’origine del mio scritto, e parecchi, anzi molti passi di esso, e il nome mio apertamente postovi, ed anzi l’intiero libro, scritto se non altro con ispontaneità d’opinioni e di stile, farebbon chiara a chicchessia la spontaneità, anzi l’indipendenza del mio point de vue. Il punto di vista in che mi posi e tenni non è quello di nessuna corte, anzi nemmeno di nessun principato particolare italiano, ma di tutti; perchè lo credo il solo punto di vista italiano contro al punto di vista straniero. — Del resto continuin altri Italiani a dare agli stranieri il non bello spettacolo delle supposizioni ingenerose contro a chiunque fa o scrive qualche cosa in Italia. Io non iscenderò mai, se Dio mi sorregga, nel campo, facile, delle recriminazioni. — E nemmeno in quello del suddividere e moltiplicare le parti in Italia. Io non veggo con quello scrittore quattro parti: liberali, assolutisti, ghibellini e guelfi; nè altrettali con altri. Più guardo e studio, più veggo due sole parti essere grandi ed importanti in Italia (come sono due soli grandi punti di vista, due soli grandi interessi nella sua politica; come due sole specie di territori nella sua geografia, territori italiani e territori stranieri, principati indipendenti e provincia dipendente); dico che sono due soli grandi parti, la nazionale e la straniera; quella di coloro che disperano dell’indipendenza e s’adattano alla dipendenza; e quella di coloro che sperano e promuovono la liberazione. E chiamo poi, secondo natura ed etimologia, liberale chiunque si vuol liberare in qualunque modo; non veggo nei modi diversi, se non diversità interne della gran parte consenziente nel gran principio; e tutto il libro mio (prima e seconda edizione) non è se non discussione di famiglia tra tali consenzienti. Tutti gli altri sono per me profanum vulgus, et arceo.
Nota della seconda edizione.