Note 12 — CAPO SETTIMO. BREVE STORIA DELL’IMPRESA D’INDIPENDENZA PROSEGUITA SEMPRE, NON COMPIUTA MAI PER XIII SECOLI
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Io mi sono udito e veduto criticar qui e altrove per non aver parlato degli errori particolari di questo o quello o di tutti i principi italiani. Ed io mi sono pur udito generosamente difendere coll’osservazione sommaria: che ad ogni modo da trenta o quarant’anni in qua nessuno scrisse così liberamente ed apertamente in Italia. Ed io ringrazio di vero cuore questi generosi di tale osservazione, e me ne vanto. Ma non posso in coscienza usurparla qui in iscusa; perchè in coscienza sento o almeno spero che, quand’anche avessi scritto fuori, e fuoruscito od esule o fatto straniero, io avrei scritto al medesimo modo, senza entrare più di quello che ho fatto in quegli errori o colpe: e
I. Perchè ciò non entrava nell’assunto, nel cerchio, nel titolo del libro mio, che è delle Speranze, e non dei timori o dei malanni d’Italia; che non è storia o raccolta di fatti presenti, ma congetture di fatti avvenire.
II. Perchè quanto più liberamente io scrissi, tanto meno volli cedere a quel vizio o prurito d’uscir dal proposito, e ficcar critiche fuor del proposito, che mi par solamente perdonabile ai libri scritti a dispetto delle censure.
III. Perchè questi errori o colpe, quali che sieno, possono bensì mutare l’epoca d’adempimento, ma non le conchiusioni generali dalle speranze da me presentate; non fanno per esempio che questo nostro secolo XIX somigli o tenda a un nuovo Seicento; non fanno che non siasi ripreso il progresso del secolo XVIII; non fanno che non bisogni dunque spignere, pressar questo, ed aiutarvi i principi nostri.
IV. Perchè, se avessi scelto fra quegli errori o colpe, e avessi rammentate quelle d’un principe tralasciando quelle d’un altro, ciò non sarebbemi paruto nè bello nè giusto.
V. Perchè, se le avessi messe tutte, ei mi si sarebbe potuto rispondere troppo facilmente coll’osservazione, che queste colpe de’ governanti procedono talora da altre de’ governati, e che questi vi ebbero sovente l’iniziativa.
VI. E perchè dunque, ed insomma, e principalmente questo modo di scrivere o dentro o fuori, o dove che sia, m’avrebbe fatto servire a quelle recriminazioni, a quell’ire reciproche, a quelle divisioni le quali fu, e sarà scopo mio tor di mezzo, o almeno scemare, a tutta possa mia, finch’io scriva o parli. — Io volli andar avanti, o almeno mutar modi; n’ebbi, n’ho la pretensione, il confesso; questi rifrugamenti di torti reciproci m’avrebbon ricacciato nel modo retrogrado, o almeno vecchio. Io non mi vi lasciai trarre; ne ringrazio Iddio. Non mi vi lascerò, ne lo prego. Ognuno a modo suo. Facciano altri ciò che non voglio far io.
Nota della seconda edizione.