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Delle speranze d'Italia

Note 23 — CAPO NONO. L’EVENTUALITÀ PIÙ PROMETTITRICE

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Io aveva incominciata qui un’appendice sul futuro della nazione slava, su quello che ne’ discorsi politici presenti si suol chiamare il mondo, il movimento slavo. Ed a quest’aggiunta fui provocato pure dal mio traduttore. Ma che? accintomi all’opera, nemmeno qui tal provocazione non mi parve opportuna. E, in chi prende a trattare un argomento, un primo pensiero, una misura, un tutto, che si suol di rado oltrepassare o rompere convenientemente. — Quando parlo di cose italiane, io ho, confesserollo, se non qualche autorità presso ai miei compatrioti, ma almen qualche fiducia in me stesso, e l’appoggio a venti anni di studi solitari e sinceri sulla storia di Italia. Studi non interrotti se non una volta per forza, e da cui sorsero, a cui si riferirono, cui confermarono quanti altri feci di altre storie. Ma nè autorità nè fiducia io mi sentirei parlando di cose altrui; parlando a, e di una nazione la quale ha scrittori come il Mickiewicz ed altri, liberi, generosi e numerosi. — Io veggo per vero dire, dall’autocrate russo fino agli aristocrati boemi ed ai democrati polacchi, tutti prevedere, annunciare, sperare o temere il movimento slavo; e credo perciò che qualche tal movimento si farà; ma credo che complicandosi con quello di tutta l’Europa occidentale e della nazione tedesca in particolare verso l’Oriente, ne sorgano per la nazione slava in generale, e per la polacca in particolare, probabilità tutte diverse dall’italiane: credo insomma che le probabilità slave sieno che s’unirà una gran parte di quella nazione colla tedesca, mentre le nostre sono che ce ne separeremo. Queste probabilità slave sono elle men belle? l’indipendenza che ne risulterebbe sarebb’ella men compiuta che l’italiana? sarebbe immeritato da quella nobile, generosa, operosa nazione. E tuttavia, se fossero veramente probabilità, sopra esse dovrebbero fondarsi le speranze slave; perciocchè chi dice speranze, dice desiderii di probabile adempimento. — Ma di nuovo come osar uno straniero discutere tali interessi, proporre tali speranze diminuite a stranieri stimatissimi? Ingrato e forse inutile ufficio, io lo provo, è scemar le speranze, anche a compatrioti, anche ad una parte de’ compatrioti; ma più ingrato e più inutile sarebbe rivolgendosi a stranieri. — Teniamci dunque stretti al nostro assunto italiano, e facciam solamente aggiunta di questa osservazione: che in qualunque modo si prosegua, si adempia e si complichi coll’inorientarsi d’Europa il movimento slavo, ei sarà all’Italia occasione nuova, od accrescerà l’occasione della caduta turca; ch’egli accresce dunque le nostre speranze.

Nota della seconda edizione.

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