Note 32 — CAPO DECIMO. COME VI POSSONO AIUTARE I PRINCIPI ITALIANI
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Questo paragrafo di non fondar niuna speranza italiana sulla diminuzione degli stati del papa, fu, s’io non m’inganno, il più criticato direttamente o indirettamente di tutto il libro mio. Ma più lo ripiglio ad esaminare, men trovo a scemarne, più ad aggiungervi. Potrei chiamar l’attenzione de’ miei leggitori su quell’opinione cristiana e cattolica che si ridesta in tutta la civiltà presente; — sulla probabilità quindi che qualunque cosa si facesse contro al capo del Cattolicismo, urterebbe, solleverebbe contro a sè quell’opinione universale della Cristianità; di che abbiam tanto bisogno in qualunque impresa d’indipendenza italiana; — sulla probabilità di urtare, di sollevar pur così contra questa, forse la massima, probabilmente almeno una gran parte, e certo poi una parte qualunque dell’opinioni, delle cooperazioni italiane; — sulla utilità, sulla necessità di non guastare un’impresa santa con nulla che sia o paia men santo, un’impresa legittima con nulla d’illegittimo, un’impresa nazionale con una provinciale; — sulla probabilità, sulla certezza che i principi e i popoli italiani, i papi e i papalini come gli altri, liberati che fossero dallo straniero, converrebbero più facilmente, più pacificamente, più opportunamente ne’ propri interessi reciproci od anzi comuni, od anzi identici; — e intanto ad ogni modo sull’opportunità, sulla necessità, sul dovere che incombe a ciascuna provincia, a ciascuna popolazione italiana di sacrificarsi, se sia il caso, se sia d’uopo al ben di tutti, al bene sommo per tutti, all’indipendenza. — E mi si conceda ripetere il grido antico italiano, con un’aggiunta: pace, pace, pace, tra noi.
Nota della seconda edizione.