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Delle guerre del Peloponneso, libri VIII, vol. 1/2

Note 34 — DELLA STORIA DI TUCIDIDE

F. P. (Francesco Pasquale) Boni translation

Pag. 29. Peana veramente nel senso più comune è inno o cantico in onore degli Dei e dei grandi uomini. Qui però ed anche altrove (lib. IV, § 43, lib. VII, § 44), Tucidide lo usa in senso di canto militare dopo una vittoria. Era questo un inno cantato in onore di Apollo, ed anche per allontanare qualche sventura. Il nome di peana tragge la sua origine da una avventura di cui ci conservò memoria Ateneo. Ci narra egli che essendo Latona partita dall’isola Eubea coi due figliuoli Apollo e Diana, passò presso l’antro del serpente Pitone; essendo il mostro uscito per assalirli, Latona prese Diana fra le sue braccia e gridò ad Apollo ie paian, cioè fermati figlio mio; o lancia i tuoi dardi Apollo; nel tempo stesso le Ninfe di quelle contrade, essendo accorse per incoraggiare il giovine dio, seguendo l’esempio di Latona, gridarono ie paian, ie paian, e questo motto servì poscia di intercalare a tutti gli inni in onore di Apollo. Anche per Marte furono composti dei peana, e si cantavano accompagnati dal suono del flauto, andando alla battaglia. Diversi esempii abbiamo di ciò anche in Senofonte. Su di che lo scoliaste di Tucidide osserva che al principio di un combattimento con siffatti inni invocavasi il dio Marte, mentre dopo la vittoria Apollo diveniva il solo oggetto del cantico. Ciò è pure confermato da Suida.

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