Note 161 — DELLA STORIA DI TUCIDIDE (continued 3)
F. P. (Francesco Pasquale) Boni translation
Pag. 115. La stupenda descrizione che viene qui facendo Tucidide della pestilenza di Atene rivela ad un tempo il filosofo, il medico, lo storico, il poeta. Gran numero di scrittori antichi e moderni, o se la appropriarono con traduzioni e riduzioni, o se la presero a modello; fra gli antichi potremmo citare Lucrezio (lib. V, verso 1136 e seg.), Virgilio (Geor., III, 478), Ovidio (Metamorf., VII, 623), Eliano (Nat. Anim., XIV, 20), Procopio (Bell. Pers., II, 20), Xifilino (lib. III); fra i moderni il Boccaccio (Decamerone), Barthélemy (Viaggi del giovane Anacarsi, tom. I), La fontaine (I primi 14 versi della fav. I del lib. VII), ecc., ecc. In questa descrizione vuolsi notare l’ordine ammirabile con cui Tucidide procede: divide egli la descrizione in due parti; nella prima (dal § 47 al 49) nota l’origine e le cause della peste; nella seconda (dal § 50 al 51) dipinge la natura, i sintomi e lo sterminio della peste; nella terza è storico ed osservatore delle conseguenze così morali che fisiche del terribile flagello. Questa pestilenza di Atene fu campo a lunghe e numerose controversie dei medici, essendosi voluto stabilire se fosse o no somigliante alla peste d’Oriente, se fosse contagiosa o semplicemente epidemica. Larrey trovò punti di rassomiglianza fra la peste ateniese e quella d’Oriente nei dolori di capo, nelle vertigini, nel gonfiarsi della lingua, negli spasimi, ecc., nel languore che precede la violenza del male, e nella diarrea che la segue. Perron, che per ben quattordici anni, dirigendo la scuola di medicina del Cairo, visse frammezzo agli infermi di peste, giudica la peste ateniese affatto diversa da quella d’Oriente. Riferiamo qui una sua nota ch’egli comunicava su questo proposito a Zevort. — La peste d’Athénes à en juger par la description de Thucydide, diffère essentiellement de la peste actuelle ou peste d’Orient. Il n’y a de rapports analogiques entre les deux maladies que quelques symptômes. D’ailleurs, toutes les épidémies ont quelques points de ressemblance symptomatologiques. Ce qui fait, à priori et sans examen ou à peu près, admettre l’identité ou la presque identité des grands fléaux dont parle l’histoire, c’est le caractère épidémique, c’est le caractère contagieux et c’est surtout encore le nome de peste qu’on a donné à ces fléaux. Mais il ne faut pas oublier que ce mot de peste n’avait point autrefois la signification délimitée qu’on lui a assignée aujourd’hui. Anciennement, peste, contagion, épidémie étaient synonymes. De nos jours, chacun de ces mots s’est isolé dans une signification spéciale; le langage s’est précisé à mesure que la science médicale a précisé aussi ses observations, discerné et individualisé les faits. — Gail nelle sue memorie su Tucidide consacrò un lungo esame critico e filologico a questa descrizione (vol. V, dalla pag. 154 alla 164). Un’opera molto preziosa su di ciò ed altrettanto rara e meritevole di essere consultata sono le Prælectiones sive Commentaria in Thucyd. hist. seu Narrationem de peste Atheniensium ex ore Fabii Paulini Utinens. philos. ac med. Venetiis 1603 apud Juntas. Chi meglio trattò la quistione sotto l’aspetto medico è Meister (Schauergemaelde der Kriegspeit in Attika), il quale conchiude per la nessuna somiglianza fra la peste dell’Attica e quella dell’Oriente.