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Della scienza militare

Note 25 — DISCORSO VII

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Nel quinto volume delle Memorie di Sant'Elena in una luminosa dissertazione sulla guerra dei sette anni, Napoleone è d'opinione che l'ordine obliquo non è un progresso della tattica ma è l'essenza dell'arte; per cui fu praticato in tutti i tempi dai gran capitani, mentre rientra nella categoria delle sorprese, il che non è nella sfera tattica. Imperocché egli sostiene che non può farsi una marcia di fianco in faccia ad un nemico spiegato senza commettere un grave errore ed esserne punito, poiché chi sottrae un'ala dee attendersi una contromanovra del nemico sulla sua indebolita; il che non solo la compromette, ma compromette ancora la linea di operazione che questa è destinata a conservare. Come decidere tra Federico e Napoleone? Chi oserá farlo? Il vantaggio di una scienza fissata si è quello di mettere le piú volgari intelligenze a portata di dare una opinione: noi ne profitteremo. Ciò che Napoleone dice è incontrastabile. Ciò che Federico ha operato lo è del pari. Ov'è l'equivoco? In questo: che le truppe prussiane manovravano superiormente, le altre no; le prime guadagnavano spazio e tempo e le altre lo perdevano; per cui le contromanovre o non si facevano o si facevano troppo tardi, quando la giornata era decisa.

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