Note 22 — SERIE DI TUTTE LE PESTILENZE PIÙ MEMORABILI DAI PIÙ REMOTI TEMPI FINO AL PRESENTE (continued 3)
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Questa, come si è detto, fu l'ultima peste di Venezia. Pur essa manifestossi alcune altre volte ne' Lazzeretti, ma non più nella città. Ora è da sapere, che la prima pestilenza, che si sappia aver travagliato Venezia, fu, secondo il Graziolo, nell'anno dell'E. C. 938 (f. 282). e, giusta la Cronaca di Flaminio Corner, nel 991. La seconda fu la terribile del 1006, già accennata (f. 284) che avvenne sotto il dogado di Pietro Orseolo II, preceduta da orrendo freddo, ed accompagnata da carestia (Laugier, Stor. Ven. T. III e Corner, Cron. sopraccit.).
Le notizie, che si hanno intorno le pesti di Venezia sino al secolo XIV, sono molto confuse, riducendosi le più chiare ed esatte, che ci offron le Storie e le Cronache, alla terribile peste del 1347-48, da cui l'Italia e l'Europa tutta ne furono crudelmente afflitte, come ho già soprattocco (f. 297). Venezia, ad onta della sua situazione, non andò esente da quella comune sciagura. Narrano gli storici che nel 1347 di cento appestati tre appena o quattro salvavansi, morendone ogni dì a migliaja. Per quattro mesi circa non vi ebbe che pianto, desolazione, e spavento, coll'impotenza di trovare intra' vivi, chi bastasse a seppellire i morti. Ne andarono estinte più di 50 famiglie de' patrizj. Il Gran Consiglio, composto prima di 1250 nobili, fu ridotto a 380.
Esatta del pari che luttuosa descrizion di tal peste ci venne conservata fra le memorie dell'antichissima Scuola Grande della Carità di Venezia, che prima di tutte le altre conta la sua fondazione. Un documento in lapide ne sussisteva sopra la porta di quella chiesa. Riedificata poi essa, la lapida fu riposta nell'interno d'una parte del chiostro. Vi si legge che nell'anno 1347 ai 25 di Gennajo nel giorno della Conversione di s. Paolo, all'ora incirca del vespero, successe gran terremuoto, non nella sola Venezia, ma quasi per ogni terra, sì che rovinarono di molte cime de' campanili e comignoli di case, infiniti fumajuoli, e la chiesa di s. Baseggio, come dicesi. Il perchè lo spavento fu sì grande, che la gente in gran numero ne moriva di diverse malattie, altri sputando sangue, ad altri comparendo glandule di sotto alle ascelle, ad alcuni appresosi il male, come dicesi, del carbon, che pareva l'un dall'altro contrarre; perchè il padre fuggiva dal figlio, e i figli dai padri. Durò questa mortalità per sei mesi incirca, e si tenne comunemente che fosser periti due terzi della Veneta popolazione. Termina il monumento ricordando la morte di oltre 300 confratelli di quella scuola, le divozioni, e le indulgenze, che impartite le furono dall'allora regnante sommo pontefice. Quando scrissi di cotesta terribile pestilenza (f. 296 e segg.) io non sapeva punto di questa lapide, la cui epigrafe ben vale a rischiarar qualche obietto della storia di cotal peste; intorno la quale, come notai, e ognun può sapere, non poca è la confusione, e la contraddizione pur anche degli scrittori, specialmente sul tempo del suo sviluppo, e del suo primo comparire nelle diverse regioni. Certo è però, che addì 20 Marzo di quel funestissimo anno 1348 furono eletti la prima volta in Venezia tre nobili col titolo di Provveditori alla Sanità. Ecco donde si parte la salutare istituzione del tanto celebre e provvido Magistrato Veneto della Sanità.
Cessate le stragi di quella peste, la città di Venezia trovossi quasi senza abitanti, perduto da due terzi della sua popolazione (f. 318). Quindi il doge Orseolo pensò al modo di ripopolarla. Il perchè pubblicò un proclama d'invito a' popoli vicini, sudditi ed esteri, di venire a fermar lor dimora in Venezia, promettendo a chi vi fosse stanziato due anni consecutivi di fargli godere tutti i diritti e' privilegi de' cittadini. Ebbe tal provvidenza un utile effetto; poichè la città fu dopo alcuni anni ripopolata, e ciò anche per ragione del molto commercio, che allora vi si faceva.
Venezia soggiacque pure alla peste l'anno 1361 (f. 297) nel 1381, e nel seguente (f. 323) Della qual ultima circostanza perirono da 19 mila abitanti. Un altro attacco di pestilenza soffrì pur Venezia nell'anno 1391 (f. 323), ed altrettale nel 1397, giusta la Cronaca di Flaminio Corner.
Nell'anno 1403 ripercossa novellamente Venezia da sì reo morbo, vi si convertì ad uso di Lazzeretto il Convento de' Padri Eremitani, detto di santa Maria di Nazareth nell'isola di rincontro a quella di s. Erasmo. Poco dopo si prese, e fermò la parte del Maggior Consiglio, che prescrive ai Nodari di Venezia, presenti e futuri, che nell'atto di ricevere il Prego per li testamenti debbano interrogare li testatori o testatrici, se volevano lasciar alcuna cosa al luogo, ossia agli infermi di s. Maria di Nazareth, e fosser tenuti di scrivere ciò, che venisse loro risposto.
Si sono rinnovate le stragi del morbo pestilenziale a Venezia negli anni 1411, 1413, e 1438, (f. 332); ed altri minori insulti pestilenziali vi succedettero negli anni 1447, 1456, 1464, 1468, 1478, e 1485 (f. 339 e 340). In quest'ultima, cioè nel 1485, vi furono ordinati tre Sopraprovveditori al Magistrato di Sanità con pienezza di facoltà; e il Magistrato di Sanità di Venezia ebbe a quel tempo dal Senato il titolo di Supremo.
L'anno 1490 nella contrada di s. Cassiano, nella corte detta di Cà Mocenigo, si sviluppò un nuovo seme di peste, che quindi sì propagò in altri luoghi della città; ma per le cure e provvidenze de' Savj della Sanità il morbo non fece progressi.
Nel 1493 s'incominciò ad estendere le cautele Sanitarie ai corrieri, e alle lettere, e si instituì per la prima volta la pratica di profumare ogni carta, che proveniva da' luoghi infetti o sospetti.
Nuovamente scoppiò la peste in Venezia nel 1510; e si potè spegnere in brevissimo tempo. Non così quella, che ripullulò negli anni 1523 e 1527. Si estese essa in gran parte d'Italia (f. 347 e 354).
Ma nel 1556 a nuova peste andò gravemente straziata Venezia (f. 361). Udine del pari ne restò crudelmente afflitta, perite di quella pestilenza a migliaja le persone. V'era stata introdotta dagli Ebrei, forse coll'uso loro di comperare e di vendere le robe vecchie, masserizie, vesti, e simili, che di leggieri potevano avere da' corpi morti contratta l'infezione.
Ciò riconosciuto come cagione occasionale del morbo, e della sua propagazione, non essendovi in città luogo opportuno da assegnarsi a quella Nazione, si deliberò per comun voto del Consiglio e della città, che in avvenire non vi si dovesse accettare Ebrei a farvi lor traffico.
Ho già narrato (f. 365) come nell'anno 1575 siasi nuovamente in Venezia portato il contagio, già da più autori descritto. E tale si fu questa volta, che propose e deliberò il Senato di erigere un tempio sotto il glorioso titolo del Redentore. Questo è il magnifico tempio, il quale, conforme al voto, e più ancora alla magnanimità della Veneziana Repubblica, ammirasi, quale insigne opera di Andrea Palladio, nella contrada detta la Zuecca; uno de' più rinomati ed augusti. Nel dì 14 Luglio 1577 si pubblicò essere già libera da ogni male la città, e nel dì 30 del detto mese, fattasi processione solenne, si sciolse il pubblico sacro voto, visitatosi quel tempio dal Serenissimo Principe in devoto e sfarzoso apparato, colle compagnie de' Magistrati e del popolo.
A memoria di quel funesto contagio sussiste quivi nella chiesa di s. Rocco una lapide, in cui ne son denotate alcune particolari notizie.
Nel 1578 si spiegò il contagio nell'Istria, che vi afflisse specialmente la città di Parenzo. Esso però fu arrestato dai saggi provvedimenti, ordinati dal Magistrato di Sanità di Venezia.
Così fu nel Regno di Candia nel 1592, trovandosi ancora felicemente soggetto alla Veneziana Repubblica, perchè quel suo provvido e sollecito magistrato, benchè sì da lungi fosse da quella regione, vi accorse colle sue discipline, e vi arrestò il corso delle sue stragi. Ne represse pure la violenza, che da Trieste, donde s'era appiccato il mal contagioso nel 1601, aveva preso a stendere sulle terre all'Istria conterminanti, e ai Veneziani soggette. Le quali tutte cose, in questa nota riunite, io le trassi dagli atti, che nell'archivio si trovano del Supremo Magistrato della Sanità di Venezia.