Note 508 — Della lingua Armena. CAPO XX.
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Altre opere pubblicate da questa dotta Colonia ricorda il Signor Chahan, che appartengono al secolo presente. Nel 1802. si cominciò a stampare una Geografia, di cui si hanno fin quì dieci volumi, e ne mancano sei per compirla. Il P. Ciaxhciaxcian ha dato in luce un Dizionario Armeno e Italiano nel 1804., e il P. Gabriele Avedixian un comentario su le epistole di S. Paolo nel 1812. Oghulluxian Medico della stessa nazione nel 1806. stampò un'opera su la materia medica, e nel 1809. un trattato della navigazione molto commendato dai signori Sacy e Langlès in un rapporto da essi presentato alla classe di letteratura dell'Istituto di Francia. Buonaparte, mentre dominava colà, e in molta parte d'Italia, avendo empiamente aboliti tutti gli Ordini religiosi, cambiò questo Istituto in un'Accademia, chiamandola Accademia Armena dell'Isola di S. Lazaro, e la divise in tre classi, cioè delle scienze teologiche e morali, delle scienze fisiche e mattematiche, e della letteratura Armena antica e moderna. Il signor Ingigian in una lettera scritta da Costantinopoli ai due d'Agosto del 1813. e inserita nel Magasin Encyclopédique di M. Millin, Iuin 1814. p. 339. e seguenti, parla di questa Colonia Armena in un modo molto diverso dal mio. Egli dice, che il P. Mixitar di Sebaste formò il nobil progetto di faticare tutto il tempo della vita sua per la propagazione degli studj nella sua nazione: che perciò abbandonò i monti Pariardes, e andò a stabilirsi con un gran numero di discepoli in un angolo del golfo adriatico a Venezia: che la sua prudenza, ed il suo spirito penetrante vinse tutti gli ostacoli del tempo suo: che la sua costanza, ed il suo zelo per introdurre fra' suoi compatriotti le cognizioni europee colla pubblicazione di molti libri renderono immortale il suo nome: che sapendo quanto una società d'uomini letterati giovar poteva per far nascere in tutti i cuori l'amor dello studio molto faticò per formar a Venezia un'Accademia Armena, di cui tutti i membri si adoperassero in comporre e tradurre dei libri nella lingua natia, e così contribuissero ai progressi dei lumi nel loro paese. Ed ecco per opera del signor Ingigian i monaci del P. Mexitor, o Mixitar trasformati in tanti scolari. Ecco, che egli co' suoi pretesi scolari non ha altro scopo, che di erudire la sua Nazione, e per ben riuscirvi lascia la patria, e si stabilisce in un paese lontanissimo. Ecco, che un sacro Istituto monastico è trasformato in un'Accademia, nè più si parla del vero fine, che ebbero quei Monaci, abbandonando generosamente la patria, e fu, siccome ho detto, per conservarsi fedeli nell'esercizio della Cattolica Religione. Io però, che scrivendo cerco la sola verità, non ho creduto in questo racconto dovermi dipartire da ciò che ne disse Apostolo Zeno autore allora del citato Giornale, il quale, come ognun sa, era accuratissimo scrittore, e scriveva nel tempo stesso e nella Città, in cui que' Monaci si rifuggirono.