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Dell'arte dei giardini inglesi

Note 30 — GIARDINI ANNESSI AI CIMITERJ.

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Questo costume sempre adottato da tutte le nazioni veniva riguardato come sacro, e sanzionato da leggi a ciò apposite, come ne fanno menzione tutti gli storici, gli oratori, ed i critici. Antonino Pio «intra urbem sepeliri mortuos vetuit.» Diocleziano, e Massimiano «mortuorum reliquias ne sanctum Municipiorum jus polluatur intra civitatem condi jampridem vetitum est» e la stessa legge delle 12 tavole «nefas erat intra mœnia mortuum sepelire.»

Nè agevole era punto l'ottenere la distinzione d'essere sepolto nelle città, perchè Servio Sulpizio scrivendo a Cicerone attesta, parlando di Marcello morto in Atene: «Ab Atheniensibus locum sepulturae ut darent intra urbem impetrari non potui, quod religione se impediri dicerent, neque tamen ante id cuiquam concesserant.» Isidoro poi confermando quanto sia ciò pregiudicievole alla salubrità, accenna come il costume di seppellire fuor delle mura si adottasse posteriormente. «Prius autem quisquis in domo sua sepelibatur: postea vetitum est legibus, ne fœtore ipsa corpora viventium contacta inficerentur.» Cicerone, Plutarco, Strabone, Pausania portano mille autorità su questo proposito, parlando anche dei popoli di Smirne, di Sicione, di Delo, di Siracusa, di Corinto, ec.

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