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Dante. An essay. To which is added a translation of De Monarchia

Note 59 — DANTE.[1]

F. J. (Frederick John) Church translation

La luce in che rideva il mio tesoro Ch'io trovai lì, si fe' prima corrusca, Quale a raggio di sole specchio d'oro; Indi rispose: coscienza fusca O della propria o dell'altrui vergogna Pur sentirà la tua parola brusca; Ma nondimen, rimossa ogni menzogna, Tutta tua vision fa manifesta, E lascia pur grattar dov'è la rogna: Che se la voce tua sarà molesta Nel primo gusto, vital nutrimento Lascerà poi quando sarà digesta. Questo tuo grido farà come vento Che le più alte cime più percuote: E ciò non fia d'onor poco argomento. Però ti son mostrate, in queste ruote, Nel monte, e nella valle dolorosa, Pur l'anime che son di fama note. Che l'animo di quel ch'ode non posa, Nè ferma fede, per esemplo ch'aja La sua radice incognito e nascosa, Nè per altro argumento che non paja.—Parad. 17.

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