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Dante. An essay. To which is added a translation of De Monarchia

Note 146 — DANTE.[1] (continued 2)

F. J. (Frederick John) Church translation

For instance:—thoughts upon thoughts, ending in sleep and dreams:

Nuovo pensier dentro de me si mise, Dal qual più altri nacquero e diversi: E tanto d'uno in altro vaneggiai Che gli occhi per vaghezza ricopersi, E 'l pensamento in sogno trasmutai.—Purg. 18.

sleep stealing off when broken by light:

Come si frange il sonno, ove di butto Nuova luce percuote 'l viso chiuso, Che fratto guizza pria che muoja tutto.—Ibid. 17.

the shock of sudden awakening:

Come al lume acuto si disonna, **** E lo svegliato ciò che vede abborre, Sì nescia è la subita vigilia, Finchè la stimativa nol soccorre.—Parad. 26.

uneasy feelings produced by sight or representation of something unnatural:

Come per sostentar solajo o tetto Per mensola talvolta una figura Si vede giunger le ginocchia al petto, La qual fa del non ver vera rancura Nascer a chi la vede; così fatti Vid'io color.—Purg. 10.

blushing in innocent sympathy for others:

E come donna onesta che permane Di sè sicura, e per l'altrui fallanza Pure ascoltando timida si fane: Così Beatrice trasmutò sembianza.—Par. 27.

asking and answering by looks only:

Volsi gli occhi agli occhi al signor mio; Ond'elli m'assentì con lieto cenno Ciò che chiedea la vista del disio.—Purg. 19.

watching the effect of words:

Posto avea fine al suo ragionamento L'alto dottore, ad attento guardava Nella mia vista s'io parea contento. Ed io, cui nuova sete ancor frugava, Di fuor taceva e dentro dicea: forse Lo troppo dimandar ch'io fo, li grava. Ma quel padre verace, che s'accorse Del timido voler che non s'apriva, Parlando, di parlare ardir mi porse.—Ibid. 18.

Dante betraying Virgil's presence to Statius, by his involuntary smile:

Volser Virgilio a me queste parole Con viso che tacendo dicea: "taci;" Ma non può tutto la virtù che vuole; Che riso e pianto son tanto seguaci Alla passion da che ciascun si spicca, Che men segnon voler ne' più veraci. Io pur sorrisi, come l'uom ch'ammicca: Perchè l'ombra si tacque, e riguardommi Negli occhi ove 'l sembiante più si ficca. E se tanto lavoro in bene assommi, Disse, perchè la faccia tua testeso Un lampeggiar a' un riso dimostrommi?—Purg. 21.

smiles and words together:

Per le sorrise parolette brevi.—Parad. 1.

eye meeting eye:

Gli occhi ritorsi avanti Dritti nel lume della dolce guida Che sorridendo ardea negli occhi santi.—Ibid. 3. Come si vede qui alcuna volta L'affetto nella vista, s'ello è tanto Che da lui sia tutta l'anima tolta: Così nel fiammeggiar del fulgor santo A cui mi volsi, conobbi la voglia In lui di ragionarmi ancora alquanto.—Ibid. 18.

gentleness of voice:

E cominciommi a dir soave e piana Con angelica voce in sua favella.—Inf. 2. E come agli occhi miei si fe' più bella, Così con voce più dolce e soave, Ma non con questa moderna favella, Dissemi;—Parad. 16.

chanting:

Te lucis ante sì divotamente Le uscì di bocca e con sì dolce note, Che fece me a me uscir di mente. E l'altre poi dolcemente e divote Seguitar lei per tutto l'inno intero, Avendo gli occhi alle superne ruote.—Purg. 8.

chanting blended with the sound of the organ:

Io mi rivolsi attento al primo tuono, E Te Deum laudamus mi parea Udire in voce mista al dolce suono. Tale imagine appunto mi rendea Ciò ch'io udiva, qual prender si suole Quando a cantar con organi si stea; Ch'or sì, or no, s'intendon le parole.—Purg. 9.

voices in concert:

E come in voce voce si discerne Quando una è ferma, e' l altra va e riede.—Parad. 8.

attitudes and gestures: e.g. Beatrice addressing him,

Con atto e voce di spedito duce.—Ibid. 30.

Sordello eyeing the travellers:

Venimmo a lei: o anima Lombarda, Come ti stavi altera e disdegnosa, E nel muover degli occhi onesta e tarda. Ella non ci diceva alcuna cosa, Ma lasciavane gir, solo guardando, A guisa di leon quando si posa.—Purg. 6.

the angel moving "dry-shod" over the Stygian pool:

Dal volto rimovea quell'aer grasso Menando la sinistra innanzi spesso, E sol di quell'angoscia parea lasso. Ben m'accorsi ch'egli era del ciel messo, E volsimi al maestro; e quei fe' segno Ch'io stessi cheto ed inchinassi ed esso. Ahi quanto mi parea pien di disdegno. **** Poi si rivolse per la strada lorda, E non fe' motto a noi, ma fe' sembiante D'uomo cui altra cura stringa e morda Che quella di colui che gli è davante.—Inf. 9.

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