Note 31 — VIII.
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Intorno alle dette maravigliose barricate mobili abbiamo anche i seguenti particolari nella Gazzetta Officiale del 22 marzo. «Antonio Carnevali, già professore di matematica e strategia alla scuola militare di Pavia sotto il cessato regno italiano, nominato in questi cinque giorni alla direzione delle fortificazioni campali, fu egli che immaginò il piano di quell’operazione. A quest’uopo concepì l’idea di alcune barricate mobili che servissero a proteggere i nostri bersaglieri contro i colpi dell’inimico nell’atto che si avanzavano verso la Porta. Mentre scriviamo ci sta sott’occhio un ordine sottoscritto da lui, perchè si formassero delle grosse fascine cilindriche del diametro di once 60 e lunghe once 40, e quest’ordine è accompagnato da un piccolo disegno illustrativo. L’incarico di ridurre ad esecuzione questo pensiero delle barricate mobili, se lo assunse il pittore Gaetano Borgocarati, giovine oltre ogni credere coraggioso, che in tutto il tempo dell’assedio prestò utilissimi servigi alla causa comune, combattendo valorosamente e sprezzando qualsiasi pericolo. Questi si ridusse sulla piazzetta di S. Pietro in Gessate, ed ivi raccolto intorno a sè buon numero di operatori, ebbe ben presto costrutto tre di quelle barricate mobili, quindi due altre ne condusse a termini nel vicino Orfanotrofio dei maschi. Visitate dal Carnevali queste enorme fascine, e approvatane la costruzione, egli stesso insegnava il modo di farle rotolare maestrevolmente ad opportuna distanza una dall’altra e a scala onde potessero negli intervalli di esse uscire i nostri combattenti e offendere il nemico. All’atto pratico furono trovate di grandissimi vantaggi.