Note 18 — VI.
Reading edition
Il malcontento per la tracotante superchieria del governo e della Polizia austriaca andava di giorno in giorno serpendo negli animi degli abitanti del regno Lombardo-Veneto. I Giornali italiani ed esteri procuravano di farci comprendere il bisogno di stringerci, di unirci insieme, di distruggere quelle gare municipali che pur troppo furono causa di tanti danni, per poi scacciare il comune nemico. I primi a darne l’esempio furono i Piemontesi. Il Re Carlo Alberto, il solo principe italiano, vide il suo Stato in via di progresso stabile e costante, e seguendo i moti del suo cuore, uniformi ai principi politici dell’immortale Pio IX, volle con le più ampie concessioni riformarlo e metterlo a livello delle più incivilite nazioni d’Europa. Ed allora le città, i borghi ed i villaggi della monarchia Sabauda, dimenticandosi i torti sofferti a’ tempi delle fazioni, che le mantennero in continuo odio fra esse fino a questi giorni, si scambiarono le bandiere, si perdonarono le offese, tra le più esultanti feste di gioja giurarono stretta unione e vera fratellanza, avendo compreso la gran massima che nell’unione sta la forza.