Note 39 — LETTERE SULL'ELETTROFORO PERPETUO
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«Un corpo (diceva io), che lo strofinamento ha reso elettrico, è un corpo, in cui la dose di fuoco elettrico è alterata, e che si sforza continuamente di ristabilirsi. Si conviene generalmente, che questo sforzo sia corrispondente alla quantità di fuoco tolto, od accresciuto; ma io vado più innanzi, e sostengo aver'altresì un rapporto colla costituzione del corpo medesimo. E non si ha egli fondamento di supporre, che quanto più un corpo avrà di elaterio, di solidità, che è quanto dire più parti riunite, le quali reagiscano contro un dato grado di elettricità, tanto più presto giugnerà a scuoterla di dosso, e a liberarsene? In questa supposizione, e per tal verso ben si vede, che il vetro la vince sopra ogn'altro corpo elettrico, come resine, legno tosto (di cui ora parliamo) seta ec...... Lo sforzo, che fa il vetro per vomitar in seno del conduttore il fuoco, onde tende a disfarsi è il più vivo, ed energico...... per breve che sia il tempo in cui sta a fronte del Conduttore, troppo v'incalza di scaricarsi di questo fuoco; per non isgorgarne una quantità considerabile...... la quantità del fuoco posto in moto negli altri corpi (legni, resine ec.) è spesse fiate più grande, ma questo moto è men vivo, e pigro anzichè no...... In questa inerzia, se mi è lecito dir così, che hanno tai corpi di cacciar fuora, e comunicare ad altri la loro elettricità, io trovo la spiegazione di alcune altre particolarità molto considerabili: a cagion d'esempio come un cilindro di legno tosto, un bastone di ceralacca strofinati, sebbene attirino una leggier foglia in distanza assai più grande, che non fa un bastone di vetro, non s'affrettino poi di rispignerla, ne con tanta vivacità, come si fa da esso vetro: come togliendo, e riponendo alternativamente le armature a una lastra di legno, o di resina dopo la scarica, le vicende dell'elettricità, che si è chiamata vindice, si protraggano a più lungo tempo, e i segni non s'estinguano che assai lentamente».
Queste idee potran sembrare ardite, e non abbastanza sviluppate; confesso io pure, che non rendono adequatamente ragione della prodigiosa differenza, che passa tra le resine, e il vetro, rispetto alla virtù di ritenere l'elettricità: in questo ordinariamente non si mantiene che pochi minuti, in quelle non giorni, ma settimane, e mesi. Ciò nondimeno le ho volute quì recare, per esser quelle idee che mi han messo sulla via di giugnere a farmi padrone d'un elettricità, che ho potuto a buon dritto chiamare indeficiente. Ad assegnare però la compiuta ragione della succennata differenza, altro non rimane, che di far conto dell'umido, e della grande affinità che ha con quello il vetro, laddove pochissima ve n'hanno i corpi resinosi. Ma come? Se anche appannata coll'alito della bocca, o col vapore di acqua bollente la faccia della resina punto, o poco smarrisce della sua elettricità; quando al contrario il vetro spogliato ne viene senza pur contrarre visibile appannamento? Non importa: ho detto, doversi far conto dell'umido, e dell'affinità del corpo elettrico con questo umido: quì sta il forte. Nella memoria, che sto preparando verrò a rischiarare questo punto importante: quì solo dirò essermi accertato con esperienze dirette, che il vetro può trovarsi in circostanze di mantenere a più giorni l'elettricità, e quel ch'è più, di non lasciarsela involare tampoco dall'alito della bocca, che lo appanni visibilmente, appunto come un simile appannamento non l'invola alle resine.