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Brani inediti dei Promessi Sposi, vol. 2, Opere di Alessando Manzoni vol. 2 parte 2

Note 133 — XXI.

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Il canonico Giovanni Finazzi, amico del Manzoni, pubblicava a pp. 409-485 del tom. VI della Miscellanea, di storia italiana, edita per cura della Regia Deputazione di storia patria, Torino, Stamperia Reale, 1865, la Relazione della carestia e della peste di Bergamo e suo territorio negli anni 1629 e 1630, scritta da Marc'Antonio Benaglio, premettendovi, tra le altre, queste parole: «Chi volesse la storia della peste di Bergamo del 1630, la c'è (dice il Manzoni al cap. XXXIII de' suoi Promessi Sposi), scritta per ordine pubblico da un tal Lorenzo Ghirardelli: libro raro però e sconosciuto, quantunque contenga forse più roba, che tutte insieme le descrizioni più celebri di pestilenze. E quantunque il Ghirardelli, come pubblico cancelliere della città e dell'offizio di sanità, fosse uno di quegli uomini, ai quali (per dirlo collo stesso Manzoni nella Colonna infame) in qualche caso può esser comandato e proibito di scrivere la storia, nondimeno pel carattere di onoratezza e lealtà sua propria, e pel savio e liberale incarico raccomandatogli dal voto del maggior consiglio della stessa città, con rara accuratezza dei più minuti dettagli (come appunto portava la parte presa in proposito il 26 dicembre 1631 dal maggior consiglio) descrisse le vicende e il successo di quella peste dai primi pronostici che se n'ebbe e dai primi principii ond'essa pullulò e andò serpendo nel territorio, con i progressi, accrescimenti e strage atrocissima, così nella città, come nel contado; narrando e descrivendo non solo li ordini e provvisioni fatte dal Magistrato della sanità per la preservazione universale, ma anco gli errori occorsi per aversi poco esperienza di sì fatti maneggi, con filo continuato di narrar veramente tutte le cose più notabili, con l'ordine e serie de' tempi, sino all'intiera e totale estirpazione. Ma di quella peste, che fu sì fiera e desolante, oltre al Ghirardelli, altri de' nostri lasciarono più o meno dettagliate memorie, che se fossero pubblicate tornerebbero per avventura di non inutile commento o supplemento alla storia di esso Ghirardelli, e potrebber recare alcune particolarità di fatti, da far meglio conoscere quel tratto di storia patria, più famoso che conosciuto. Ora fra gli scrittori di così fatte memorie crediamo di dover prescegliere Marc'Antonio Benaglio, cancelliere che fu del venerando consorzio della misericordia: che in più succoso e vivace stile, che non facesse per avventura il Ghirardelli, ce ne lasciò una dotta e coscienziosa Relazione». (Ed.)

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