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Brani inediti dei Promessi Sposi, vol. 2, Opere di Alessando Manzoni vol. 2 parte 2

Note 146 — APPENDICI

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Nella Guida di Lecco, sue valli e suoi laghi, compilata da Giuseppe Fumagalli, con topografia descrittiva del romanzo «I Promessi Sposi», e scritti vari di Antonio Ghislanzoni, del dott. Giovanni Pozzi e di altri autori, Lecco, Vincenzo Andreotti detto Busall, editore [Milano, Stab. G. Civelli, 1882]; in-16º, con una carta topografica, si afferma che i panorami del territorio di Lecco non si possono ritrarre per virtù di parole e che il Manzoni non riuscì in questa descrizione, e non ottenne l'intento neanche con l'addio, il quale ci commuove fortemente sol perchè in esso «sta la sintesi di tutti quei dolori che lo determinarono» [p. 50]. B. Zumbini [I Promessi Sposi e il Lago di Lecco; in Studi di letteratura italiana, Firenze, Successori Le Monnier, 1892, pp. 280-281] fa notare «a codesti egregi autori» che, «trattandosi di cose del Manzoni, era meglio se ne ragionasse con minor disinvoltura», poi soggiunge: «mi pare evidente che il Manzoni abbia adoperata la descrizione non già per far visibili alla mente le cose, quali sono nella loro realtà, ma piuttosto per derivarne nuovo pregio a quella rappresentazione di fatti umani, ch'era il suo più alto intento. E ciò fece con quella profonda consapevolezza di fini e di mezzi, di cui diede chiare prove in ogni altro suo lavoro, e con quel raziocinio che in lui non fu meno meraviglioso delle facoltà poetiche. E veramente, da ogni particolare di quella descrizione e da tutto ciò che seguita nel romanzo, s'intende com'egli volesse destare in noi l'immagine di un dolce e riposato ostello, i cui abitatori sarebbero stati felicissimi, se non li avesse contristati la violenza de' signorotti paesani e degli Spagnuoli». (Ed.)

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