Note 156 — APPENDICI
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Il Padre Cristoforo assiste al pranzo di Don Rodrigo. «Era questi in capo alla tavola: alla sua destra sedeva il giovane Conte Grazio», [divenuto poi Attilio nel testo definitivo], «cugino di Don Rodrigo, suo compagno di libertinaggio e di soperchieria, e che villeggiava con lui; alla sinistra il Podestà, che Don Rodrigo aveva invitato non senza perchè, potendo trovarsi in un impegno dal quale si sarebbe cavato meglio quando la Giustizia fosse tutta disposta in favor suo. Il Podestà mostrava di ricevere l'onore di sedere famigliarmente a tavola d'un cavaliere con un rispetto misto però d'una certa libertà che gli dava il suo uficio; accanto a lui e con un rispetto il più puro e il più sviscerato sedeva il nostro dottor Duplica, il quale avrebbe voluto essere il protetto di tutti quelli che eran da più di lui e il protettore di tutti quelli che gli erano inferiori: due o tre altri convitati di ancor minore importanza attendevano a mangiare e a sorridere con una adulazione ancor più passiva di quella del dottore: e quando questi approvava con un argomento, o con una lode, che voleva esser ragionata, essi non sapevano dire più in là di: certamente».
La disputa cavalleresca, nella quale il conte cugino e il Podestà erano di contrario parere e in cui bisognò che anche il Padre Cristoforo dicesse come la pensava, fu suggerita al Manzoni dal Birago. Il dott. Ubaldo Mazzini nello scritto già ricordato: La Cavalleria nei Promessi Sposi, prova, che «il luogo dei Consigli del Birago che ci mostra a luce meridiana esser quel libro il vero fonte a cui ha attinto è il Consiglio II, cioè il caso di bastonate date ad un portator di sfida, che trova riscontro nel capitolo V dei Promessi Sposi. Non solo qui il caso è perfettamente identico; ma identici sono i personaggi, identiche le citazioni, spesso identiche le parole». (Ed.)