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Brani inediti dei Promessi Sposi, vol. 1, Opere di Alessando Manzoni vol. 2 parte 1

Note 227 — VIII.

Reading edition

Se fossi io—e non avrei saputo fare il resto—troncherei il dialogo alle parole: con una faccia convulsa: ma mi rimetto al parere di chi sa meglio di me che sia convertire ed essere convertito. Si può anche cominciare la lacuna al luogo segnato. Mi pare poi che qui converrebbe accennare il passo del Ripamonti, perchè il miracolo venga giustificato dalla storia. Dire, per esempio, che il Ripamonti fa menzione d'un altro colloquio, con il quale codesto Conte fu tutt'altr'uomo, ma non lo riferisce; che l'anonimo tuo deve aver riportata questa prima conferenza ove l'animo del terribile capo de' banditi fu tocco dalla grazia, e dopo il quale solo restava quel trambusto d'idee e di confusi sentimenti, che non poteva a meno di aver luogo per alcune ore; che è un peccato che dopo le ultime parole trascritte ci sia una lacuna d'alcune pagine, segno che quella prima conferenza non fu breve; che è uno scarso compenso il trovare almeno nelle prime parole del manoscritto, dopo la lacuna, una pennellata della selvaggia ed avventata natura del Conte, non dissimile in questo da molti energici fra' suoi contemporanei. La faccia del Conte, segue dunque a leggersi nel manoscritto nostro, ecc.—Ommetterei, per altro, l'idea incidente che dall'infanzia non conosceva le lagrime, perchè contraddice allo stato d'ondeggiamenti e rimorsi abituali che hai progettato di supporre in lui. Il resto è una galoppata di un cavallo arabo. [Postilla del Visconti].

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