Note 193 — IV.
Reading edition
Riguardo alla casa ecco quanto aveva scritto nel capitolo VIII del tomo I: «Rimaneva da pensare alla custodia delle case, le quali erano prive dei loro custodi naturali. Le chiavi furono consegnate al Padre [Cristoforo]: quelle di Agnese per esser date in mano d'una sua sorella, e quelle di Fermo per un suo cognato. Il Padre ricevette le commissioni d'entrambi, procurando di acquietare la sollecitudine di Agnese». Ne torna a parlare nel capitolo VII del tomo II: «Menico, il quale era pur dolente della fuga delle sue parenti, ma che almeno in questa sventura aveva avuto la felice occasione di far qualche cosa, non ebbe pace fin che non confidò quello che aveva fatto a dei ragazzi suoi coetanei, i quali riuscivano a contargli le congetture che avevano intese, e ai quali egli aveva da raccontare qualche cosa di più fondato. I ragazzi corsero a casa, e si seppe tosto che Lucia, Agnese e Fermo erano andati la notte al convento. Le congetture divennero allora un po' più uniformi e più fondate, giacchè tutti avevano qualche sentore della turpe caccia che Don Rodrigo dava a Lucia». Segue, cancellato: «Quando poi si vide comparire il mattino il Padre Cristoforo con le chiavi della casetta d'Agnese e dare le disposizioni per la custodia di quella». In margine poi si legge di mano del Manzoni: «N.B. per toglier molti impicci che nascono dal lasciare la casa abbandonata, si dia un padre a Lucia, o qualche altro parente che abiti insieme». (Ed.)