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Brani inediti dei Promessi Sposi, vol. 1, Opere di Alessando Manzoni vol. 2 parte 1

Note 194 — IV.

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Qui seguita a raccontare il viaggio d'Agnese, la sua andata al convento in cerca del Padre Cristoforo, e come il conte zio fosse riuscito a farlo andare da Pescarenico a Palermo. Nella seconda minuta e nel testo definitivo invece lo fa andare e Rimini. Ecco un saggio di quello che scrive nella prima minuta: «Noi torneremo indietro con la buona donna verso le nostre montagne, lasciando andare lo sciagurato Egidio al suo viaggio. Quando Agnese si trovò al punto dove la strada che conduceva al suo tugurio si divideva da quella che dovevan fare i pescivendoli per giungere a casa loro, cioè quando ebbe passato il ponte dell'Adda, scese di carretto e preso il suo fardello cominciò a piedi le due miglia che le restavano di viaggio, camminando non senza sospetto. Si confortava però pensando che Don Rodrigo non l'avrebbe voluta far rapire, e che non sarebbe nemmeno stato tanto scellerato da farle far male alcuno senza suo profitto. Giunta vicino a casa, v'andò, quanto più celatamente potè, per viottoli, e infatti non fu scorta da veruno; picchiò, le fu aperto da quella sua cognata, che stava a guardare la casa, trovò le cose in ordine; chiese novelle del Padre Cristoforo alla cognata, che non potè rispondergli se non che da quel primo giorno non lo aveva più veduto comparire; e dopo d'avere esitato qualche momento, si fece animo e prese la via del convento. Tutta ansiosa si fece alla porta e tirò il campanello, al suono del quale ecco venire un occhio ad una picciola grata della porta e spiare chi sia arrivato, si alza un saliscendo, si apre mezza la porta, e al luogo dell'apertura un lungo, vecchio e magro frate portinajo, con la barba bianca sul petto, che dice:

—Chi cercate, buona donna?

—Il Padre Cristoforo.

—Non c'è.

—Starà molto a tornare?

—Mah!

—Dov'è andato?

—A Palermo.

—A?

—A Palermo, ripetè posatamente il frate portinajo.

—Dov'è questo luogo? domandò di nuovo Agnese.

—Eh! hee! rispose il portinajo, stendendo il braccio e la mano destra e trinciando l'aria verticalmente, per significare una lunga distanza.

—Oh diavolo! sclamò Agnese.

—Ohibò? buona donna, disse pacatamente il frate; che c'entra colui? non chiamatelo qui fra di noi, che poniamo ogni cura per tenerlo lontano.

—Ha ragione, padre; ma io sto fresca.

—Bisogna aver pazienza, rispose il frate, ritirandosi per richiudere la porta.

—Ma, disse Agnese in fretta, ritenendolo, che cosa è andato a fare in quel paese?

—A predicare, rispose il cappuccino.

—Ma perchè è andato via così all'improvviso senza dirmi niente?

—Gli è venuta l'obbidienza dal Padre Provinciale.

—E perchè l'hanno mandato lui, che aveva da far qui, e non un altro?

—Se i superiori dovessero render ragione degli ordini che danno non vi sarebbe obbedienza.

—Va benissimo, ma questa è la mia ruina.

—Ci vuol pazienza, buona donna. Pensate al contento che proveranno quei di Palermo a sentirlo predicare: perchè, vedete, il Padre Cristoforo è cima di predicatori; è un santo padre in pulpito.

—Oh il bel sollievo per me!

—Vedete; se v'è qualche altro nostro padre che possa tenervi luogo di lui, rendervi qualche servizio, nominatelo, e lo andrò a chiamare.

—Oh Santa Maria! rispose Agnese, con quella riconoscenza mista di stizza che fa nascere una offerta dove si trovi più di buona volontà che di convenienza: chi ho da far chiamare se non conosco nessuno: quegli sapeva tutti i fatti miei, mi dava tutti i pareri, aveva amore per noi poveretti.

—Dunque abbiate pazienza, rispose di nuovo il frate, disponendosi ancora a partire....

—Ma, ma.... domandò ancora Agnese, quando sarà di ritorno?.... così a un dispresso?

—Mah! rispose il frate. Quando avrà terminato il quaresimale, cioè a Pasqua, aspetterà un'altra obbedienza, per sapere se deve restar là dov'è andato, o tornar qui, o portarsi ad un altro luogo, dove comanderanno i superiori, perchè, vedete, noi abbiamo conventi in tutte le quattro parti del mondo.

—Oh la bella storia! sclamò Agnese.

—Questo è quello che vi posso dire, rispose il frate, chiudendo questa volta la porta sul volto ad Arnese; la quale, dopo esser rimasta ivi un qualche tempo come smemorata, riprese tristamente la via della sua casa, pensando come potrebbe riparare una tanta perdita, e arzigogolando i motivi di una sì subitanea disparizione, senza poter mai venire ad una congettura un po' soddisfacente». (Ed.)

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