Note 43 — VII. Tumulti quando incominciassero.
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Dispacci telegrafici del 22 novembre 1848, ore 5 minuti 35: «Qua sono state rotte le urne delle elezioni. Il tumulto è venuto su la Piazza di Palazzo Vecchio. Una deputazione è salita chiedendo sospensione delle elezioni in Firenze, e che sieno posti in istato di accusa i due passati Ministeri. Questa deputazione ha ricevuto Mazzoni, e le ha risposto con destrezza. Il Prefetto di Firenze aveva pubblicato un manifesto opportunissimo stamani mattina.» — Detto giorno, ore 5, minuti 45. «Dopo il fatto della violenza ai collegi elettorali, i Ministri Montanelli, Mazzoni e Franchini qui presenti, col Prefetto di Firenze fanno premura al Ministro Guerrazzi perchè torni immediatamente a Firenze per concertarsi intorno ai provvedimenti di estrema importanza.» Risposta, detto giorno, ore 6, minuti 20. «Domani sarò presto a Firenze.» — Detto giorno, ore 8, minuti 20. «Domani vieni più presto che puoi, e appena arrivato avvisami, e ci troveremo insieme per determinare che cosa si debba fare. Stasera hanno avuto luogo nuove dimostrazioni.» — Risposta, detto giorno, ore 9, minuti 50. «Domani sarò a Firenze a ore dieci.» — Novembre 23, ore 1 antem. «Stasera hanno rotto le finestre a casa Ridolfi, Ricasoli, Salvagnoli, e Capei. Questi eccessi sono commessi da quegli stessi che hanno rotto le urne elettorali: sono pochi ec.»