Note 458 — QUADRO SETTIMO
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Coronare la tazza, κρατῆρα ἐπιστέφειν, diceasi il ricolmarla fino all’orlo: come appunto era uso di rigore nelle libazioni, perchè sarebbesi riguardato come insulto agli Dei il propinare ad essi con tazze non colme, ossia offrir libamenti che non fossero interi e perfetti (τέλειον καὶ ὄλον). (Aten., XV, 674). E coronate di vino, ἐπιστεφέας οἴνοιο (Omer., Odiss. β 431 — cfr. Aten., I, 3 d.) diceansi le tazze dei libamenti, così ricolme; però che il licore sporgesse in su dell’orlo a guisa di corona. Coronarono le tazze colme di vino puro, στήσαντο κρητῆρας ἐπιστεφέας οἴνοιο (Om., l. c.). — Coronò di vino le tazze d’oro, κρυσέους κρητῆρας ἔστεψε (Eurip., Jon.) — «Crateras magnos statuunt et vina coronant» (Virg., Aen., I). — «At pater Anchises magnum cratera corona — Induit implevitque mero» (Virg., Aen., III). — «Coronatus stabat et ipse calyx» (Tibul.).