Note 454 — QUADRO SETTIMO
Reading edition
Senof., St. Ellen., 1, 5, 6; Diod. Sic., Bibl., XIII, 71-73; Plutarco, Alcib., 35; Corn. Nep., Alcib., 7. Essendo Alcibiade nella nuova campagna navale ancorato colla flotta nella rada di Nózio, trovavasi in grandi angustie per penuria di danaro. Mentre la flotta spartana comandata da Lisandro era fornita di tutto a larga mano dall’oro persiano, e i nocchieri della medesima toccavano quattro oboli di paga, forniti dall’erario di Ciro, quei della flotta ateniese, che a stento potevano averne tre soli, cominciavano alto a mormorare; molti disertavano; il malcontento cresceva ogni giorno; e lo Spartano, che vi faceva assegnamento, tirava in lungo a bella posta la guerra. Alcibiade ben vide che bisognava uscirne al più presto. Decise quindi una spedizione per recarsi a prelevare dalle città alleate del litorale di Jonia e di Caria il danaro che occorrevagli a pagar gli arretrati delle truppe, visitare nello stesso tempo le fortificazioni che lo stratego ateniese Trasibulo stava costruendo a Focea sul golfo ermeo e concertarsi secolui sul modo d’affrettar le operazioni. Si avviò quindi a quella volta, lasciando la cura delle navi ad Antioco, il quale era bensì, dice Plutarco, buon pilota, ma uomo inconsiderato e prosuntuoso. A costui commise espressamente di non dar battaglia in sua assenza, neppur se i nemici fossero venuti a provocarlo. Ma Antioco, trasgredito il comando, con la sua propria trireme e un’altra del corpo della flotta, s’inoltrò sin dentro il porto di Efeso, rasentando le prode delle navi nemiche, con gran petulanza tanto di fatti che di parole. Lisandro, da prima, uscì fuori con poche navi ad inseguirlo; ma vedendo gli Ateniesi venir in soccorso di Antioco con altre navi, mosse pur egli tutte le sue. Così vennero a battaglia; le navi spartane in compatta ordinanza, e le ateniesi uscenti alla sfilata fuor di Nózio una dopo l’altra e andando qua e là sparse finchè perdute quindici galere voltarono le spalle. Lisandro prese quelle navi e molti prigioni, e rimasto ucciso nella mischia Antioco stesso, drizzò in Nózio il trofeo e fe’ ritorno ad Efeso. Gli Ateniesi si ridussero a Samo. — Così Plutarco e Senofonte raccontano il fatto che originò la seconda disgrazia di Alcibiade: e del quale, come dell’altre operazioni di guerra, si modificarono qua e là in questo quadro le circostanze di luogo e di tempo, a seconda delle esigenze drammatiche.