← Table of contents
Alcibiade

Note 462 — QUADRO SETTIMO

Reading edition

Ramoscello dei supplici, κετῶν ἐγχειρίδιον (Esch., Suppl., 22), κλαδος ικτήριος (Sof., Ed. re, 3), ἰκετηρία (Aristof., Pluto, 383), ecc. Usavano i supplici (ἰκέται), ossia le persone imploranti dagli Dei o dagli uomini soccorso o compassione o grazia o asilo, siccome colpite da sventura o da persecuzioni o sbandite dalla patria, o ricercate di pena per delitti commessi, seder presso gli altari tenendo in mano un ramoscello verde di olivo o di lauro, avvolto in fascie bianche di lana. Il supplice toccava con questi rami le ginocchia del Nume o del mortale di cui implorava il favore. «Veggo nel sacro antro un uomo inviso a Dio, bruttato di sangue, sedente in atto supplichevole, stendendo le mani, e protendendo un alto ramo di olivo, coronato di larghe fascie di lana candidissima» (Esch., Eum., 40 seg.). «Supplice degli Ateniesi, sedea presso gli altari pallido colla rossa sua veste» (Arist., Lisistr., 1140). «Io veggo uno che siederà sopra l’altare tenendo in mano il ramo dei supplici insieme coi pargoli e la moglie» (Aristof., Pluto, 382 seg.). — All’ara di Minerva sull’Acropoli andarono a sedersi supplichevoli, cercando scampo, Cilone e i suoi compagni proscritti dagli Ateniesi (Tucid., I, 126. — Cfr. Omero, Iliad. α; Esch., Suppl.; Eurip., Supp., Jon, Alceste, Eracl., ecc.).

Explore with AITake your curiosity a little further.

Reading settings