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Alcibiade

Note 409 — QUADRO SESTO

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νὴ τὰς φίλας Ὥρας — per le care Ore! (Aristea., Lett., I, 11). — Le Ore, ossiano le stagioni (perchè ὡραὶ in Omero non vuol dir altro, e la parola conservò tra i Greci lo stesso significato), aveano tempj e riti e feste proprie in Atene, Corinto ed altre città. Le si imploravano nella lor festa annua in Atene, siccome dee autrici della fecondità o sterilità del suolo, del bel tempo e del sereno; per aver propizie le stagioni e tener lontana la siccità, la grandine, ecc. Libavasi ad esse insieme che alle Grazie ed a Bacco (Omero, Iliad., V; Esiod., Teog.; Orfeo; Aten., II, 36 d.; 38 c.; XIV, 656 a. — Casaub., 933. — Pausan., Attic. Corint., ecc.).

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