Note 445 — QUADRO SESTO
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Iidemque illi Eumolpidae sacerdotes rursus resacrare sunt coacti, qui eum devoverant: pilaeque illae, in quibus devotio fuerat scripta, in mare precipitatae (Corn. Nep., Alcib., 6). Dell’uso greco di gettare lapidi o masse roventi di ferro in mare, praticato nei riti delle imprecazioni, si hanno parecchi esempi. Così allorquando la confederazione jonica strinse in Delo il patto federale, Aristide lo fece giurare agli altri Greci, lo giurò poi egli stesso in nome di Atene, e quindi fatte le imprecazioni contro chi lo avesse violato, gettò in mare, a suggello delle medesime, le masse di ferro arroventate; a significare che se mai il giuramento degli alleati non durasse più del ferro, la loro vita dovesse spegnersi così presto come il calor del metallo nell’acqua (Erod., I, 165. — Cfr. Callim., Inni).