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Alcibiade

Note 405 — QUADRO SESTO

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περὶ ονου σκιᾶς, per l’ombra dell’asino — ossia per una inezia, per una causa futile, per una man di noccioli. Proverbio fra i Greci usitatissimo, per significare il bisticciarsi o andar in collera per cose da nulla (Aristof., Vespe, 191; Plat., Fedro; Luciano, Ermot.; Demost., Della pace; Procop. Sof., Lett., 33). Demostene, con arguzia ateniese, fece un dì la storia di questo proverbio (proverbio più antico di lui, siccome già usato da Aristofane e Platone) in una pubblica aringa. E cominciò col narrar la favola di due uomini che facean viaggio insieme, dei quali l’uno conduceva l’asino dell’altro. Essendo cocentissimo il sole, nacque contesa fra i due per l’ombra dell’asino, la quale ciascuno di essi voleva godere per sè. Il padrone dell’asino diceva di aver noleggiato l’opera dell’asino e non già la sua ombra, l’altro replicava che l’ombra era parte dell’opera. Qui, Demostene tace: e il popolo a insistere curioso, chiedendo che narri come la contesa andò a finire: e Demostene subito: Ah dunque a parlarvi dell’ombra dell’asino state attenti ad ascoltare; e quando vi si parla degli affari della Repubblica, non volete saperne! (Plut., 1558).

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