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Alcibiade

Note 430 — QUADRO SESTO

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Delle Panatenée o feste di Minerva, vedi al quadro III, n. 59. Le Dionisiache o Dionisie o Baccanali (Διονύσια, Βακχεῖα), ossia feste di Bacco, celebravansi nell’Attica con maggior pompa di cerimonie e di riti che in tutte l’altre città della Grecia. Una turba farneticante di uomini, gli uni travestiti da Satiri, da Pani e da Sileni, gli altri raffiguranti Bacco, e il suo trionfo dell’India e le sue gesta, inghirlandati di edera e di pampini, percorreva le vie, trascinando capri destinati al sacrifizio, agitando in mano i tirsi, e intrecciando danze disordinate al suon di flauti e di tamburi, e a canzoni licenziose e alle grida di Jacco! Jacco! Evoè! Dietro costoro venivano i portatori di vasi sacri, e i deputati delle tribù, e fanciulle (canèfore) di distinta nascita recanti sul capo canestri d’oro, pieni di frutta; indi una schiera di uomini (fallófori) portanti i falli sospesi a lunghe pertiche; poi altri uomini (itifalli) travestiti da donne, inghirlandati e contraffacenti gli ubbriachi, poi i licnofori o portatori del ventilabro mistico di Bacco. — La processione, sfilando di notte, fermavasi ne’ campi e nelle piazze a offerir vittime a Bacco, tra un concorso immenso di forestieri e popolo accalcato sui tetti e nelle vie, e al chiarore delle migliaia di fiaccole scintillanti. Durante le Dionisiache era grave delitto dar molestia qualsiasi a un cittadino, foss’anche un debitore. — Di tali feste ve n’erano parecchie: le grandi Dionisìache o Dionisìache urbane, fra tutte le più celebrate, si festeggiavano dentro la città, con pompa affatto eccezionale, nel mese di Elafebolione, tra la fine di marzo e i primi d’aprile. Le piccole Dionisìache o Dionìsie rurali, Baccanali campestri, servivano di preparazione alle prime e si celebravano d’autunno alla campagna. — Altre feste infine, dedicate a Bacco, erano le Dionisie Lenée, o Lenée semplicemente (ληναῖα), cioè feste dei torchi o strettoj. Eran dette anche Antesterie o floreali. Festeggiavansi alla campagna, in onor di Bacco Leneo, ossia torchiatore (λήναιος), nel mese di Antesterione (febbrajo-marzo) e duravano tre giorni. Il primo di essi, ch’era l’11 del mese, dicevasi festa delle botti (πιθοιγία), perchè in esso si spillavan le botti; il secondo festa delle coe o cogna (χοεύς), ossia delle libazioni mortuarie, in cui cioncavasi copiosamente, e chi riusciva a bere la misura di un cogno aveva in premio un otre e una ghirlanda. Il terzo, festa dei chitri, ossia delle pignatte (χύτροι), in cui offerivansi legumi cotti entro una gran pignatta, in suffragio dei morti, a Mercurio sotterraneo.

Le Panatenée, le Dionisìache e le Lenée erano le tre solennità dell’anno in cui avean luogo le gare teatrali delle tragedie e delle commedie nuove. Concorrevano al premio i tragici e i comici, presentando le loro composizioni al primo arconte, il quale, dopo approvatele, assegnava al poeta un coro, la spesa del quale e del rimanente apparato era a carico dei più ricchi cittadini (vedi quadro IV, n. 29) e teneasi ad onore grandissimo. Il poeta sceglieva allora tra gli attori quello in cui avea più fiducia per dargli la direzione dello spettacolo, e si adoperava di concerto con lui perchè tutto andasse per il meglio. Venuto il dì della rappresentazione, la sorte fissava l’ordine in cui i drammi dei concorrenti doveano rappresentarsi: e finita la recita, cinque giudici a ciò delegati proclamavano il vincitore in ciascuna delle gare. Tutti i comici e gli istrioni erano obbligati a ritrovarsi per il tempo di queste gare in Atene sotto pena di ammenda: come toccò al comico Atenodoro: tanta era l’importanza che annettevano gli Ateniesi a questi spettacoli, nello allestimento dei quali si profondevano tesori (Cfr. Alcib., la critica e il secolo di Pericle, Op. IV, 294). — (Vedi Aristof., Acarn., Ucc., Rane e scol.; Eurip., Bacc.; Demost., C. Lett., C. Mid., Corona; Alcifr., Lett.; Corsini, Meursius, Potter, Robinson, ecc.).

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