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Alcibiade

Note 424 — QUADRO SESTO

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«Sovra tutto impose Solone di pubblicar le leggi innanzi alle statue degli eroi e consegnarle al cancelliere, il quale nelle pubbliche adunanze le legga, affinchè ciascuno, dal frequente udirle, ratifichi sempre il giusto e l’utile» (Demost, C. Lettine). E γραμματεῖς, cancellieri o notaj, dicevansi appunto codesti incaricati della custodia delle leggi e degli atti pubblici, dei quali avean obbligo, in caso di richiesta, di dar copia e lettura al popolo ed al Senato. Se ne nominavano tre: uno scelto dal popolo e incaricato della lettura degli atti; gli altri due, scelti dal Senato e addetti l’uno al protocollo delle leggi, l’altro agli archivi pubblici. Venivano scelti ad ogni pritania: e duravano in funzione trenta giorni, dopo i quali davan conto della gestione. Era, del resto, in Atene una professione disprezzata dai cittadini e abbandonata ordinariamente ai δημόσιοι, o servi pubblici, la maggior parte trascelti tra gli schiavi forniti di qualche istruzione (Polluce, lib. 8; Ulpiano, sulla 2.ª Olint.; Libanio, sull’oraz. Parapresb.).

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