Note 105 — QUADRO SECONDO
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Eliasti o dicasti erano i giudici cittadini, ovvero i nostri giurati: e giudicavano così delle cause criminali come delle civili. Traevano il nome ἠλιασθαί da ἠλιος cielo, perchè giudicavano a cielo aperto. Si sceglievano ogni anno a sorte in numero di seimila, (ossia in ragione di 600 per ciascuna delle dieci tribù) fra i cittadini di tutte le classi, che avessero raggiunta l’età di trent’anni. Di questi seimila, che formavano complessivamente la Eliea, cinquemila venivano, pure a sorte, ripartiti in dieci dicasteri o corti di giustizia di 500 eliasti ciascuna: gli altri 1000 funzionavano da giurati supplenti pei casi di assenza, morte, malattia, ecc., durante l’anno. Nei dì di seduta, tutti gli eliasti convenivano in piazza, ossia nell’agora, e là il tesmoteta indicava a quale dicastéro o corte era assegnata la tal causa, sicchè alla vigilia del processo gli accusati interessati ignoravano da quali giudici sarebbero giudicati. Le sedute delle corti di giustizia si tenevano sotto la presidenza di uno dei tre primi arconti o di uno dei tesmoteti, secondo la rispettiva sfera di competenza di quei magistrati; per gli affari militari si tenevano sotto la presidenza degli strategi. I magistrati presidenti avevano il carico dell’istruttoria delle cause, su cui il voto dei 500 eliasti, udite le parti e le difese, decideva (Meyer e Schömann, Der attische Prozess).