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Alcibiade

Note 181 — QUADRO SECONDO

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Εὔπρόσωπος γὰρ ὄ τοῦ μεγαλήτορος Ἐρεχθῆος δῆμος — è bello il popolo del magnanimo Eretteo — (Platone, Primo Alcib.).

Δῆμον Ἐρεχθῆος μεγαλήτορος, ὄν ποτ’ Ἀθήνη θρέψε, Διος θυγάτηρ, τέκε δὲ ζεἴδωρος ἂρουρα.

Popolo del magnanimo Eretteo, cui Minerva figlia di Giove un giorno nutrì, e l’alma terra generò (Omer., Il., II). — Eretteo o Erittonio, figlio di Minerva Betonica e di Vulcano, fu il quarto dei re antichissimi di Atene (dopo Cecrope, Cranao ed Anfizione): nato, secondo la leggenda, dal seme di Vulcano sparso sulla terra (Lucian., Filops.). Per il primo dedicò a Minerva, sulla rocca, sagrificj, e tempio e simulacro: e istituì in suo onore le feste Panatenee, ove fu il primo che corresse sul carro e aggiogasse al carro i cavalli (Si dice che Erittonio figlio della Dea primo degli uomini unisse i cavalli al carro, Aristid., Or. in Minerv.; Virgil., Georg., III). Si volle anche che fosse stato il primo ad introdurre in Atene le monete (Polluce, IX, 6; Plin., VII, 56): e che al suo tempo nascessero le prime api famose sull’Imetto. Regnò cinquant’anni sugli Ateniesi, che da lui furon detti Erettidi, o figli di Eretteo, o popolo Erittonio (Demost., C. Mid. negli oracoli; Eurip., Medea, v. 824; Properz., II, eleg. 6): come Cecropidi diceansi da Cecrope; e anche Cranai, e città di Cranao, città Pandionia, dal re Cranao, e da Pandione, che fu il figlio e successor di Eretteo. Con questo Eretteo od Erittonio non va confuso l’altro Eretteo, suo successore e nipote — figlio cioè di Pandione — che istituì in onor di Cerere i misteri eleusini, e diede il nome alla tribù Eretteide; e sotto il regno del quale i cittadini mutarono l’antico nome di Cecropidi in quello di Ateniesi (Erod., VIII).

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