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Alcibiade

Note 180 — QUADRO SECONDO

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«Nelle adunanze vi sono grate le lusinghe, dice Demostene agli Ateniesi» (Demost, Filipp., III). «I vostri demagoghi vi inebbriano di tante lodi, che ne’ parlamenti vi gustano le adulazioni, e la repubblica lasciate alle sue estreme miserie» (Demost., Cherson.). E le adulazioni e le lusinghe erano un tasto di effetto così sicuro sui vanagloriosi Cecropidi, che Demostene medesimo, il quale lo rinfacciava, più d’una volta per ispronare il popolo all’opera, era costretto a ricorrervi.

Però questa piaga popolare era assai più antica di Demostene: già da un pezzo le lodi smaccate e le carezze colle quali i demagoghi trascinavano il popolo ateniese a loro posta, avean fornito il soggetto alla satira sanguinosa del Demo nei Cavalieri di Aristofane: poichè, per una contraddizione curiosa, questo popolo così tenero del sentirsi lodare ed adulare, era poi il medesimo che si lasciava dir sulla faccia improperj d’ogni sorta. E vedi, ad esempio, le orazioni di Demostene.

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