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Alcibiade

Note 178 — QUADRO SECONDO

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Ἀρεοπαγίτου στεγανοίτερος (Alcifrone, Lett., I, 13). Modo proverbiale. — Nel piano legislativo di Solone l’Aeropago era il sostegno e il conservatore della costituzione dello Stato. Composto degli arconti usciti di carica, e di condotta irreprensibile, rotti ai pubblici affari per l’esperienza degli ufficj esercitati, l’Areopago non soltanto funzionava da supremo tribunale nelle più gravi cause capitali, ma era anche rivestito di amplissimi poteri censorj e amministrativi. Vegliava sull’amministrazione dei magistrati, sulle decisioni delle assemblee, perchè nulla si facesse o decretasse contro le leggi; soprintendeva alla pubblica disciplina, ai costumi, alla religione, all’educazione de’ giovani. Puniva i cittadini oziosi, i dilapidatori, i viziosi, indicava ai giovani le carriere da percorrere, ricompensava gli esempj di virtù, ecc. Era in breve il rappresentante degli interessi permanenti, e delle tradizioni politiche, legislative e morali della repubblica.

Ma Pericle, mirando ad abbattere la fazione aristocratica che dall’Areopago traeva forza e prestigio, mutilò d’assai i poteri di questo tribunale. Egli fece passare la legge che toglieva all’Areopago la cognizione di quasi tutte le cause, deferendole invece ai seimila giudici della Eliea. La giurisdizione degli Areopagiti rimase circoscritta alle cause di omicidio premeditato, di incendio, veneficio, empietà, e qualche altro delitto minore: però gli Areopagiti continuarono a essere circondati di quel rispetto e di quella venerazione che incutevano la loro vita austera, l’autorità morale delle loro persone, e la solennità dei loro riti. Nelle cause di omicidio l’Areopago si radunava a giudicare di notte, sul campo di Marte — Ἄρεος πάγος, collina di Marte. — Le due parti, collocate fra le viscere fumanti delle vittime, prestavan prima il giuramento, accompagnato da terribili imprecazioni. Agli avvocati era proibito ogni esordio, ogni digressione dall’argomento, ogni artificio di retorica. Gli Areopagiti ascoltavano silenziosi, e, istrutta la causa, silenziosi deponevano i voti in due urne, una di bronzo, detta della morte, l’altra di legno, della misericordia. A voti pari, l’accusato era assolto, reputandosi aggiunto in suo favore il suffragio di Minerva. Dal silenzio e dal mistero con cui gli Areopagiti giudicavano, venne il proverbio che li riguardava (Meursius, Areopago; Schömann, Antiq. jur. pub., p. 298 seg.; Potterus; O. Müller, ecc.).

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