Note 177 — QUADRO SECONDO
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Il testo preciso e completo della legge, di cui Alcibiade, per le sue buone ragioni, non dice a Cimoto che una parte sola, e a modo suo, era questo: «Se alcuno degli Ateniesi riceverà (doni o danaro) o ad altri ne darà o con promesse si farà corruttore per far danno al popolo o ad un privato cittadino, qualunque modo o artificio egli tenga, sia infame egli e i suoi figli e tutto che è suo» (Demost., Contro Midia).
Del resto, nell’opuscolo — Alcibiade, la critica e il secolo di Pericle, — spiegai di già (e la osservazione vale così per questa che per altre leggi menzionate in quest’atto) come le leggi soloniche, ai tempi di Alcibiade, benchè vigenti tuttora in diritto, fossero per la maggior parte cadute, praticamente, in dissuetudine.