Note 104 — QUADRO SECONDO
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Perchè la povertà non togliesse i proletarj che esercitavano un mestiere e del lavoro di esso campavano, dal frequentar le assemblee del foro e i tribunali; e per servire insieme alle proprie mire di dominio assicurandosi così contro la fazione che lo osteggiava l’appoggio delle classi popolari, Pericle assegnò agli intervenienti alle assemblee la mercede di un triobolo (46 centesimi) per ogni seduta (μισθὸς ἐκκλησιαστικὸς) e così pure stabilì la mercede di un obolo, che venne poi anch’essa elevata a tre, per ogni tornata (μισθὸς δικαστικὸς) a coloro che sedevano giudici nei tribunali o dicasteri della Eliea. In appresso Pericle completò questo suo sistema di largizioni che asciugavan l’erario, ma gli cattivavano il favor popolare, coll’aggiungere anco la mercede di due oboli per li spettacoli (θεωρικὸν) e il soldo militare. — E la smania di passar il tempo nei tribunali e nelle assemblee, non tardò a divenire una caratteristica delle classi povere in Atene, acremente satireggiata da Aristofane nelle sue commedie e specialmente nelle Vespe. In quella de’ Cavalieri Aristofane chiama il popolo confraternita di triobolisti. Indi Senofonte scriveva: «la plebe ambir soltanto quelle magistrature che fruttavanle qualche obolo,» e Aristotile: «Mercedi, ozio e desiderio di assembrarsi esser cose connesse fra di loro» (Senof., Rep. Aten., I, 3; Aristof., Polit., IV, VI): e Socrate infine chiamar, come vedemmo, il popolo, chiacchierone ed ingordo di salarj (Plat., Gorgia).