Note 103 — QUADRO SECONDO
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L’obolo (attico) era una piccola moneta in origine d’argento, ma più tardi di bronzo, del valore di circa 15 centesimi italiani. Formava la sesta parte di una dramma (attica) ch’era moneta di argento, del valor di circa 90 centesimi italiani o poco più.
Variano molto i còmputi degli scrittori circa il ragguaglio delle monete ateniesi. Valutando col Boeckh, ch’è fra i più attendibili, la lira ateniese, ossia la dramma attica, 92 centesimi di franco, offro qui, a schiarimento del lettore, alcune indicazioni:
Un obolo valeva 15 centesimi e 33 millesimi.
L’obolo dividevasi in 8 calchi: ossia il calco valeva qualcosa meno di due centesimi; e tre calchi formavano il tricalco, ch’era piccola moneta equivalente al nostro cinque centesimi, o poco più. Dividevasi anche l’obolo in sei denari: ossia il denaro valeva qualche cosa più di due centesimi e mezzo; e ogni denaro in sette terunzj o minuti: cioè ogni terunzio valeva poco più di un terzo di centesimo.
Due oboli formavano il simbolo o diòbolo, la mercede degli spettacoli. Tre oboli erano il famoso triòbolo, la mercede del foro e degli eliasti = L. 0,46. Due trioboli, ossia sei oboli, formavano la dramma = L. 0,92. Quattro dramme formavano la tetradramma = L. 3,68, tipo di monete d’argento, delle quali un buon numero è pervenuto sino a noi. Le tetradramme, di cui le più antiche furono battute al tempo di Pericle, hanno, negli esemplari che ancor ce ne restano, la forma solita quadrata delle monete antiche, e recano da un lato la impronta di Minerva, dall’altra quella di una civetta.
Cento dramme formavano una mina = L. 92. Sessanta mine, ossiano seimila dramme, formavano un talento (attico) — moneta nominale — il quale valeva quindi = L. 5520. E così le entrate di Atene che nel nono anno della guerra peloponnesiaca salivano alla cifra di 2000 talenti, volevano dire la somma di L. 11,040,000. Somma ragguardevole se si ha presente il prezzo altissimo del denaro a quell’epoca in cui il triobolo, ossia i 46 centesimi degli eliasti, rappresentavano una mercede sufficientissima al vitto quotidiano di un cittadino, e in cui i provveditori generali della repubblica erano pagati con due, tre o quattro dramme al giorno (da meno di due a meno di quattro lire).
Oltre le monete attiche, molte altre greche ed asiatiche avean corso sul mercato di Atene. Così la dramma di Corinto e la dramma di Egina che valeva L. 1,53; e l’obolo di Egina che valeva in proporzione la sesta parte, ossia centesimi 25 e mezzo.
Vi era il bue, così detto dall’impronta di un bue, che valeva due dramme, ossia un didramma; il core che valeva quattro dramme, ossia una tetradramma.
Vi era lo statere, moneta d’argento, valutato dal Peyron L. 6,12. Altri fanno lo statere (d’argento) equivalente alla tetradramma.
Lo statere darico, ossia il darico, era il nostro napoleon d’oro. Valeva secondo gli uni 20 dramme = L. 18,40, secondo gli altri 25 dramme = L. 23. Il darico era moneta di conio persiano, di oro purissimo, e recava l’impronta di un saettiere.
Lo statere d’oro, secondo il Volaterrano, valeva quanto la mina, ossia 92 lire.
Il talento babilonico infine valeva un quinto di più del talento attico, ossia invece di 60 valeva 72 mine = L. 6624.