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Alcibiade

Note 155 — QUADRO SECONDO

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Pritani: i reggenti, per turno, del Senato. L’assemblea del Senato (βουλὴ) istituita da Solone a circoscrivere e controllare, in unione all’assemblea del popolo (ἔκκλησια), l’autorità degli arconti, constò da principio di 400 cittadini che Clistene portò ai 500. Erano scelti a sorte ogni anno fra tutti i cittadini che avessero compito i 30 anni, e rappresentavano nello Stato un potere direttivo e moderatore. Il Senato preparava e dirigeva i lavori dell’assemblea del popolo, studiava in anticipazione gli affari e le leggi da sottoporre al suo voto, vegliava all’esecuzione delle sue decisioni; controllava i conti dei magistrati, compilava i bilanci, ordinava i pagamenti, accordava gli appalti delle imposte e delle opere pubbliche. Nessuna legge o misura di iniziativa privata poteva presentarsi all’assemblea, ed essere ammessa alla discussione, se prima non passava sotto l’esame del Senato. E al Senato infine si portavano le denuncie di alto tradimento, circa le quali, se n’era il caso, esso convocava l’assemblea del popolo, ed esposte le denunzie, deferiva la causa ai Tesmoteti. Uscendo di carica i Senatori dovevano poi render conto della propria condotta, e il Senato stesso puniva le colpe dei proprj membri.

Le attribuzioni del Senato non venivano però tutte esercitate da tutti i senatori insieme. I cinquecento senatori dividevansi in 10 sezioni da 50 senatori l’una, quanti cioè ne contribuiva ciascuna delle 10 tribù o file: e ogni tribù rappresentata dalla rispettiva sezione, si succedeva per turno, nella reggenza del Senato, durante l’anno, il quale restava così diviso in dieci periodi amministrativi di 35 a 39 giorni ciascuno. Pritania dicevasi così la sezione dei 50 senatori della tribù in carica (Pritani) come pure il periodo di tempo entro il quale essi amministravano. E indicavasi nelle leggi, oltre la data del mese, la Pritania: il dì ventesimo quinto di Elafebolione, pritaneggiando la tribù Eretteide, ecc. (Dem., Corona).

I Pritani presiedean le adunanze del Senato, lo rappresentavano in permanenza (gli altri senatori essendo liberi di intervenire o no) e prendevano le decisioni in suo nome: convocavano le assemblee del popolo nello Pnice, ne formulavano l’ordine del giorno, lo pubblicavano alcuni giorni prima nell’agora, e presiedevano l’adunanza: il capo dei Pritani (epistata) — tratto pure a sorte ogni dì — dirigeva le discussioni. Egli custodiva eziandio le chiavi dell’Acropoli, del tesoro e dell’archivio, e il sigillo di Stato.

Nel periodo dei trentacinque giorni di ciascuna pritania avevano luogo ordinariamente quattro assemblee popolari: il che dava quaranta adunanze ordinarie all’anno. I pritani però o gli strategi in casi urgenti convocavano il popolo anche in adunanza straordinaria.

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